Non è possibile accettare quanto accaduto al piccolo Domenico Caliendo: un bimbo di due anni che avrebbe avuto tutta la vita davanti, se solo non fossero stati commessi degli errori fatali che hanno portato al terribile dramma. Troppi gli sbagli che hanno causato la morte di un bambino così piccolo, sottraendolo all'affetto dei suoi genitori.
In sole due ore è avvenuto il disastro. Una catena degli errori, degli orrori, che non ha lasciato scampo a Domenico.
Dalle indagini dei carabinieri del Nas e dei tecnici che compongono la commissione ispettiva sono già emerse le prime criticità. Tutto inizia nella mattinata del 23 dicembre, quando all'ospedale San Maurizio di Bolzano viene prelevato il cuore destinato al piccolo Domenico. Il bimbo si trovava ricoverato al Monaldi di Napoli dalla sera prima, pronto per l'intervento. La famiglia era felicissima, perché era arrivata la notizia della disponibilità di un organo compatibile.
La scelta del box
Tutto doveva essere pronto e invece, per qualche ragione su cui dovrà essere fatta assoluta chiarezza, viene scelto di utilizzare un box isotermico per il trasporto del cuore. Questo strumento, per quanto non vietato, non rientra fra le più moderne apparecchiature a disposizione oggi. Basti pensare che gli organi devono essere conservati a temperatura costante impostata sui 4 gradi, ma il box isotermico non ha alcun dispositivo capace di allertare in caso di variazioni di temperatura. Non si capisce perché sia stato scelto quel contenitore, dato che il Monaldi dispone di tre box Paragonix con dispositivo di rilevazione della temperatura. Interrogati dagli inquirenti, i membri dell'equipe hanno risposto di non esserne stati a conoscenza.
Il ghiaccio
Arriva poi un altro errore, ancor più grave: il ghiaccio. Inizialmente, quello inserito nel box non è sufficiente a garantire la corretta conservazione fino al momento del trapianto. Giunti a Bolzano alle 4.30 del 23 dicembre, la dottoressa Gabriella Farina e il dottor Vincenzo Pagano si accorgono del problema e chiedono ai colleghi del San Maurizio di aggiungere altro ghiaccio. "Uno dei membri di sala operatoria ha provveduto a versare nel contenitore, da un altro recipiente, ciò che sembrava del normale ghiaccio tritato mentre eravamo ancora bardati sterilmente", ha dichiarato agli ispettori la dottoressa Farina.
Avviene il disastro, perché il ghiaccio utilizzato è ghiaccio secco. Sono - 80 gradi. Nessuno però se ne accorge, e il cuore viene portato al Monaldi, dove l'equipe del professor Guido Oppido è pronta a effettuare l'intervento.
La falla nella comunicazione e l’intervento
Alle ore 14.00, il piccolo Domenico viene portato in sala operatoria, e alle 14.30 arriva il box con il cuore "nuovo". Intanto, il cuoricino di Domenico viene espiantato. Sono minuti delicatissimi. Che cosa accade in quei momenti? Questa è una delle domande a cui dovranno rispondere gli inquirenti incaricati di condurre l'inchiesta.
Il professor Oppido afferma di aver chiesto ai colleghi della corretta conservazione del cuore, ma nessuno di questi ha dato conferma di ciò durante i colloqui con gli ispettori.
I medici descrivono il cuore arrivato da Bolzano come un "blocco congelato", tanto che sarebbe stato difficile estrarlo dal box. Sarebbero stati impiegati minuti per liberarlo dai sacchetti che lo proteggevano. Poi la terribile scoperta: il cuore era danneggiato, ma a quel punto non ci sarebbero state altre alternative. Avviene l'impianto, eseguito con la massima rapidità.
Per il piccolo Domenico non c'è scampo, perché l'organo non pompa il sangue.
Il piccolo viene collegato all'Ecmo, mentre parte una richiesta urgente rivolta al Centro nazionale trapianti al fine di trovare un altro cuore.La fine di questa inaccettabile storia è purtroppo arrivata ieri.