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Caos autovelox, come sapere se la sanzione è lecita o no. Governo pronto a intervenire con un nuovo decreto

Tra apparecchi elettronici omologati o solo approvati regna il caos, ma tutto potrebbe cambiare nelle prossime settimane

Wikipedia
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Il caos normativo che regna sulla questione autovelox, tra sanzioni staccate e contestazioni, continua a creare grande dibattito nel nostro Paese, ma il governo sarebbe pronto a intervenire nelle prossime settimane per cercare di contenere il problema dell'ondata dei ricorsi già partiti e di quelli in arrivo.

Il caos normativo

Il nodo della questione, che pareva essersi risolta con la distinzione tra apparecchi elettronici omologati e approvati, resta quello della liceità delle multe derivanti dalla rilevazione della velocità. Il 19 aprile del 2024 questa differenza venne in sostanza sancita dalla Corte di Cassazione, la quale stabilì che in assenza di omologazione ogni sanzione fosse da ritenersi nulla. Lo scorso anno, sempre ad opera della Suprema Corte, emerse la novità secondo cui il ricorso era da giudicare valido esclusivamente nei casi in cui ad esso si associasse una querela in falso nei confronti dell'autore della multa, qualora l'omologazione fosse solo millantata.

Due diversi modi di agire che avevano portato il caos normativo a intricarsi ulteriormente, fino al momento in cui il governo non aveva deciso di intervenire redigendo un censimento dei dispositivi elettronici al quale si aggiungeva lo spegnimento di quelli non autorizzati. Il fatto che i Comuni fossero chiamati a intervenire per dare il loro contributo con un tempo limite di scadenza, tra ritardi ed errori nei dati comunicati, aveva portato il numero degli autovelox da ritenere regolarmente omologati a ridursi in modo drastico.

Ad oggi, sono valide solo le multe derivanti da segnalazioni di apparecchi elettronici inseriti nell'elenco del Mit. Il problema è che, secondo stime non ufficiali, a norma sarebbero solo circa 3.700 autovelox sugli oltre 11mila presenti sul territorio, e le contestazioni stanno arrivando anche per quanto concerne le multe derivanti dai rilevamenti dei primi. Ecco perché il governo ha necessità di intervenire il prima possibile per rendere inattaccabili tali ammende.

Come fare

Il primo passaggio per fare ricorso è quello di verificare innanzitutto che la multa sia stata comunicata entro 90 giorni dall'infrazione e che tutti i dati inseriti siano corretti: una volta controllati luogo, data, orario e modalità di rilevamento, è il momento di analizzare i dati dell'autovelox e di comprendere dal suo numero di matricola se rientra tra quelli omologati e in elenco. Se tutto ciò è corretto, la sanzione è inoppugnabile. Qualora si tratti di dispositivi pre-2017 o non inseriti nel censimento allora si aprono le possibilità di contestazione. Non bisogna dimenticare che talvolta mancano i dati dell'autovelox, per cui è consigliabile fare istanza di accesso agli atti alla polizia o all'Ente locale per ottenerli: se la risposta non arriva entro 30 giorni come da legge, può scattare la contestazione.

Ovviamente per poter agire contro bisogna innanzitutto non pagare l'ammenda, presentando ricorso al prefetto entro 60 giorni dalla comunicazione o al giudice di pace entro 30 giorni. Il primo è gratuito ma rischioso (se si perde raddoppia la somma da pagare), mentre il secondo richiede il pagamento di un contributo unificato: il passo successivo è quello di rivolgersi al Tribunale Civile.

Cosa può cambiare

Il governo è il primo a rendersi conto della necessità di intervenire, ma visto il gran numero di autovelox presenti e l'esiguo numero di quelli incontestabili la situazione è complessa. Lo stesso Mit ha ammesso che "poco più di mille" sono i dispositivi a norma e negli standard di omologazione, per cui urge fare un'iniziale "piazza pulita": su oltre 11mila apparecchi dovrebbero esserne "salvati" 1.282, per tutti gli altri, temporaneamente disattivati, si dovrà provvedere a effettuare un aggiornamento laddove possibile.

Il decreto è atteso nelle prossime settimane, e l'obiettivo resta la conclusione dell'iter al massimo entro la fine della primavera.

Presumibilmente si punterà con la prima scrematura a rendere a norma gli autovelox approvati dal 2017, scartando tutti gli altri: la difficoltà extra sarà quella di coordinare gli interventi degli Enti locali nei territori dei quali questi apparecchi sono collocati, così da evitare che rimangano attivi quelli esclusi dall'intervento normativo, facendo riemergere così il rischio di una nuova pioggia di ricorsi.

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