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Le consegne col drone nel carcere di Napoli: così arrivano telefoni e droga

Un detenuto sorpreso a Poggioreale con smartphone e hashish, mentre i carabinieri intercettano altri carichi nel quartiere San Carlo all’Arena

Le consegne col drone nel carcere di Napoli: così arrivano telefoni e droga
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Un’altra consegna sospetta via drone è stata fermata all’interno del carcere di Poggioreale, uno dei penitenziari più grandi e critici del Mezzogiorno. Nelle prime ore del mattino la polizia penitenziaria ha colto un detenuto mentre, nelle docce di un padiglione, trasferiva una busta contenente tre smartphone di ultima generazione e due panetti di droga del peso complessivo di circa 150 grammi, materiali che erano appena giunti dall’esterno tramite un velivolo senza pilota poi riuscito ad allontanarsi. L’uomo è stato bloccato e il carico, pronto per essere smerciato agli altri ristretti, è stato sequestrato.

La reazione del sindacato

L’episodio conferma una tendenza che, secondo il sindacato Uspp, evidenzia una “guerra tecnologica quotidiana nelle carceri italiane”. Giuseppe Moretti e Ciro Auricchio, rispettivamente presidente e segretario dell’organizzazione di polizia penitenziaria, hanno sottolineato come metodi sempre più sofisticati e precisi mettano sotto pressione le capacità di controllo interne e richiedano strumenti avanzati come sistemi anti drone o jammer per schermare le frequenze radio.

Un drone incagliato e un altro sequestro a Napoli

Questa dinamica si è ripetuta nella serata di ieri nel quartiere napoletano San Carlo all’Arena, dove i carabinieri della compagnia Napoli Stella sono intervenuti dopo che un drone, impigliatosi tra i rami di un albero, aveva perso il carico prima di riprendere il volo: gli investigatori hanno recuperato circa 200 grammi di hashish, un telefono cellulare, due mini telefoni, quattro pennette Usb, sedici schede Sim e vari accessori elettronici. Sono in corso le indagini per risalire ai responsabili e chiarire la destinazione del materiale.

Il fenomeno non è isolato

Negli ultimi anni, episodi simili si sono moltiplicati non solo in Campania, ma anche in altre realtà penitenziarie italiane. Nel 2025, ad esempio, agenti del carcere di Avellino avevano sequestrato quasi un chilogrammo di droga presumibilmente lanciato da un drone rinvenuto sui tetti dell’istituto, testimoniando l’uso crescente e pericoloso di tecnologie illecite da parte della criminalità organizzata.

E non si tratta di un fenomeno confinato ai confini nazionali. Nel Regno Unito una banda specializzata nell’uso di droni per introdurre droga e armi in più istituti di pena è stata recentemente condannata, mentre negli Stati Uniti le autorità carcerarie segnalano da anni che velivoli radiocomandati vengono utilizzati per lasciare pacchi di contrabbando all’interno delle carceri statali.

Una sfida per le forze dell’ordine

Per il personale di polizia penitenziaria, già sotto pressione per carenze organiche e risorse limitate, si tratta di una sfida continua. I sindacati denunciano l’assenza di strumenti tecnologici adeguati e chiedono con urgenza interventi strutturali per arginare i metodi di contrabbando “sempre più precisi ed efficaci” che mettono a rischio l’ordine interno e la sicurezza degli istituti.

Mentre le indagini proseguono a Napoli per risalire agli operatori dei droni intercettati, le cronache giudiziarie e le dichiarazioni

degli operatori di polizia confermano che il fenomeno è in espansione, costringendo istituzioni e forze dell’ordine a ripensare le strategie di controllo del territorio e dello spazio aereo attorno alle carceri italiane.


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