Leggi il settimanale

Dai cortei alla guerriglia urbana: l'escalation violenta dei pro Pal

L'area antagonista ha alzato il tiro con il pretesto del sostegno a Gaza. E ha lasciato un'Italia ferita con centinaia di poliziotti in ospedale e centinaia di migliaia di danni nelle città

Dai cortei alla guerriglia urbana: l'escalation violenta dei pro Pal

L’anno che si sta chiudendo lascia in eredità un’Italia ferita da una scia di violenza che, con il pretesto del sostegno alla causa palestinese, ha trasformato le nostre città in campi di battaglia. Da Roma a Milano, passando per Bologna e Torino, il 2025 verrà ricordato come l’anno in cui l'antagonismo più becero ha gettato la maschera, unendo il fanatismo ideologico all'aggressione sistematica contro le forze dell'ordine e le istituzioni. Le manifestazioni per la pace si sono trasformate in occasioni di violenza, in guerriglie contro lo Stato: c'è chi parla di infiltrati ma la verità è che i soggetti responsabili delle aggressioni sono sempre stati parte di quei cortei, degli spezzoni sociali. Sono andati in corteo armati di strumenti impropri atti a offendere, con indumenti utili a celare l'identità per evitare identificazioni e fermi. Quel che emerge dall'analisi degli scontri è una escalation di violenza continua sia nelle modalità che negli strumenti utilizzati per gli scontri, come dimostra l'incremento del 200% degli agenti feriti nell'ultimo anno. Si è arrivati agli antagonisti che scendono in piazza con i lanciarazzi, che utilizzano bombe carta potenziate con chiodi e detriti metallici, con strategia di guerriglia paramilitare. Questo preoccupa le autorità perché la violenza è in aumento e il rischio di superare il punto di non ritorno è altissimo.

Il 22 settembre Milano si è trasformata in un campo di battaglia, con la Stazione Centrale come fulcro dell'assalto: gli antagonisti hanno tentato di sfondare i cordoni di sicurezza per fare ingresso nell'edificio viaggiatori e hanno sfondato le porte in vetro mentre la polizia era schierata a tutela degli utenti che si trovavano all'interno. "Spara a Giorgia" è solo uno degli slogan apparsi sui muri, a testimonianza di un clima di odio che non risparmia nessuno e che trova linfa vitale nei centri sociali più radicali. A Milano in particolare sono arrivati antagonisti di tutta Italia che hanno messo a soqqadro la città. Da segnalare anche i cori contro il ministro dell'Istruzione, come "Valditara nella bara". Il culmine della tensione si è toccato a Roma, nel grande corteo di ottobre, dove la Capitale è stata ostaggio di migliaia di manifestanti che hanno sfidato divieti e buon senso. Il bilancio è stato di guerra: oltre 40 agenti feriti, bersagliati da un fitto lancio di pietre, pali di ferro e bombe carta. Il centro è stato militarizzato per ore per fronteggiare gli assalti degli antagonisti e tutelare la sicurezza dei cittadini, prigionieri nelle proprie case. Le immagini che sono arrivate dalla Capitale ricordano gli anni più bui della nostra storia, con le forze dell'ordine costrette a subire l'ira di chi, al grido di "Intifada pure qua", puntava a colpire il cuore delle istituzioni.

A Bologna il vero epicentro del caos bolognese nel 2025 non è stato solo il cuore delle piazze storiche, ma l'area circostante la Stazione Centrale, diventata teatro di scontri che hanno tenuto in ostaggio viaggiatori e cittadini. I collettivi e gli antagonisti hanno eretto barricate utilizzando i cassonetti, bersagliando le forze dell'ordine con un lancio continuo di pietre, bottiglie e fumogeni con l'obiettivo di raggiungere gli obiettivi sensibili. Gli scontri nei cortei studentenschi pro Pal sono solo una parte delle violenze, perché in città, dove la presenza di centri sociali è molto elevata, ogni occasione è stata utile per creare disordini, anche le partite di pallacanestro. Tuttavia, nel 2025 è stata Torino la capitale del conflitto, che ha subito una pressione costante da parte della galassia anarco-insurrezionalista, che ha utilizzato la bandiera palestinese come scudo per la propria agenda eversiva. Indimenticabili, purtroppo, le immagini dei manichini raffiguranti esponenti del governo e dello Stato di Israele bruciati in piazza Castello tra gli applausi della folla. Un rituale d'odio che non ha nulla a che vedere con la solidarietà internazionale. A fine anno, lo sgombero di Askatasuna, il covo dell'illegalità di corso Regina Margherita, ha riacceso gli animi. La reazione della galassia anarco-insurrezionalista non si è fatta attendere ed è stata di una ferocia inaudita. A Genova, città dove l'antifascismo violento sta ritrovando vigore, si sono riaccesi gli scontri e sono stati scanditi slogan violenti come "Meloni terrorista".

Davanti a questo scenario, non è più possibile derubricare tali episodi a semplici eccessi di piazza o a derive figlie di infiltrati. Nel 2025 l’eversione ha smesso di nascondersi e utilizza i conflitti internazionali come detonatore per un’aggressione sistematica allo Stato. Quando si passa dai cori d'odio ai lanciarazzi, quando le stazioni e le città diventano trincee si è già oltrepassato il confine della legittima critica politica.

Il rischio, ora, è che questo "metodo" diventi la nuova normalità, un ricatto permanente alle istituzioni esercitato da chi non accetta le regole della democrazia. La militarizzazione dei centri urbani e il sacrificio di centinaia di agenti feriti sono il prezzo altissimo che la società civile sta pagando all'impunità di certi santuari dell’illegalità.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica