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Dal Csm assist agli antagonisti: bocciato il dl Sicurezza

Il parere del Consiglio Superiore della Magistratura non è vincolante e ha spaccato i membri: secondo alcuni si è trattata di una ingerenza. I collettivi rilanciano la notizia

Dal Csm assist agli antagonisti: bocciato il dl Sicurezza
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Il Consiglio Superiore della Magistratura mette nel mirino il dl Sicurezza del governo, approvando un parere che boccia diversi punti qualificanti della riforma. Il voto finale restituisce la fotografia di un organo spaccato, dove la maggioranza dei consiglieri ha scelto la via della contrapposizione frontale con l'esecutivo su temi delicatissimi come l'immigrazione, la gestione delle piazze e la prevenzione della criminalità. I 15 voti a favore, i 7 contrari e i 5 astenuti sono lo specchio di un organo che opera diviso e che su un tema così delicato e importante non riesce a mettere d’accordo le sensibilità presenti, avanzando con la maggioranza per licenziare il parere.

Tra i temi più dibattuti c’è stato il cosiddetto fermo preventivo di 12 ore previsto per chi minaccia l'ordine pubblico durante le manifestazioni. Per la Sesta Commissione del Csm, la norma si muoverebbe su un crinale costituzionalmente sensibile, rischiando di concedere troppa discrezionalità agli agenti di polizia. In particolare, scrivono, “nel caso del fermo di prevenzione di cui all'articolo 11 bis, la mancata indicazione di una chiara finalità del trattenimento della persona negli uffici di polizia (peraltro fino a dodici ore) finirebbe con l'ampliare in maniera irragionevole la già ampia discrezionalità degli operatori di polizia”. E secondo il parere, il nuovo provvedimento “pur rispondendo ad un'esigenza di prevenzione di disordini violenti causati nell'ambito delle manifestazioni pubbliche, si muove su un crinale costituzionalmente molto sensibile sicché, ai fini della relativa compatibilità con gli articoli 13, 17 e 21 della Costituzione e 5 della Cedu appare auspicabile che, in sede di conversione, si apportino le modifiche funzionali a conformare il nuovo istituto ai principi costituzionali e sovranazionali”.

I componenti si sono spaccati, come dimostrano le dichiarazioni rese. Bernadette Nicotra, consigliere togato, ha spiegato di aver espresso in commissione voto contrario, '”voto che ripeterò in plenum. Il parere è facoltativo e non obbligatorio, e questo mi è sembrato una forzatura, un'ingerenza. Non ricordo a mente che abbiamo reso pareri non richiesti a ridosso della conversione in legge. Il dl Sicurezza rappresenta un rafforzamento al sistema di prevenzione e contrasto a fenomeni di criminalità diffusa”. Di diverso avviso l'esponente togato di Magistratura democratica, Mimma Miele, che ha invece sottolineato come il parere della Sesta Commissione sia “tecnico e non polemico”. Il laico Ernesto Carbone, invece, sottolineato di avere “avuto la fortuna di fare per cinque anni il parlamentare (con il Pd, ndr) e ho avuto a che fare con centinaia di pareri che ho sempre visto nell'ottica della collaborazione tra parti dello Stato. Voterò a favore di questo parere e più che un 'pacchetto sicurezza' lo ritengo un 'pacco' sulla sicurezza”. Di opposto pensiero un altro membro laico, Claudia Eccher, secondo la quale “Il parere espresso oggi dal Csm sul decreto sicurezza evidenzia, ancora una volta, il rischio di uno sconfinamento rispetto ai limiti delle proprie funzioni costituzionali”.

Questo voto, comunque, sembra essere un nuovo assist alle frange antagoniste del Paese che, infatti, si sono precipitate a condividere il parere del Csm che, va sottolineato, non è vincolante. “Questo decreto non serve a combattere emergenze reali, serve a rafforzare il potere dell’esecutivo e restringere gli spazi di libertà.

Introduce fermi basati sul sospetto, amplia la discrezionalità della polizia, moltiplica sanzioni economiche contro chi manifesta, consegna a prefetti e questori strumenti sempre più invasivi”, si legge in uno dei documenti condiviso online.

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