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Cuore "bruciato", guerra tra ospedali

La famiglia: "Per il Bambino Gesù non è trapiantabile". Ma il Monaldi: "Resta in lista"

Cuore "bruciato", guerra tra ospedali
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Il piccolo Tommaso «non è più trapiantabile». Il parere dei medici dell’ospedale Bambino Gesù di Roma arriva come una lama.
Ma non viene interpretato come un verdetto definitivo. Nè dai medici dell’ospedale Monaldi di Napoli, che restano fermi sulla loro posizione e sostengono che il bambino sia ancora operabile, né dal legale della famiglia, Francesco Petruzzi che tuttavia precisa: «A operare non sarà lo stesso medico che, immagino, sia tra i sei indagati».
Da Roma non sarebbe arrivata nessuna comunicazione scritta ma solo orale.
E, in qualche modo, questa piccola sfumatura lascerebbe intravedere ancora uno spiraglio di speranza. La prima a non arrendersi è mamma Patrizia: «Mio figlio è un guerriero. E come lui, io non mollo. Deve arrivare un nuovo cuore per farlo tornare a casa».
C’è da dire che le componenti da valutare sono tante: innanzitutto le condizioni del bambino, attaccato ai macchinari da 50 giorni e con gli organi ormai in grossa difficoltà. E poi, proprio quello che dice la mamma: un cuore nuovo. Che non è detto sia così scontato e immediato. Innanzitutto perché si tratta di un cuore e in secondo luogo perché stiamo parlando di un bambino. Due aspetti che rendono un’eventuale donazione dell’organo un’ipotesi piuttosto rara.
Tuttavia Tommaso resta ancora il primo della lista dei trapianti, come ha voluto lo stesso ministro alla Salute Orazio Schillaci. E non si intende arretrare su questa posizione fino al momento in cui sarà evidente l’impossibilità di rientrare in sala operatoria. In quel caso i medici dovranno dare la precedenza a qualche altro bambino con più possibilità di sopravvivenza, come l’etica dei trapianti impone. Ma è ancora presto per affrontare questo passaggio.
La direzione sanitaria dell’azienda ospedaliera dei Colli, da cui dipende il Monaldi, conferma che la decisione assunta da parte dell’heart team è stata quella di mantenere il bambino in lista di trapianto. «La seconda opinione - viene comunicato - era stata richiesta dall’azienda ospedaliera dei Colli già la scorsa settimana al Bambino Gesù di Roma. Ricevuto il parere è stata priorità della direzione generale informare la famiglia e i suoi legali, chiarendo contestualmente che - così come deciso dal medico responsabile al termine del confronto con l’heart team e a meno di eventuali peggioramenti - il bambino sarebbe rimasto in lista trapianto. Ad oggi le condizioni del piccolo paziente restano stabili in un quadro di grave criticità. È essenziale ribadire che la direzione generale dell’azienda ha con fermezza adottato tutti i provvedimenti necessari a tutela del piccolo e di tutti i pazienti che afferiscono all’ospedale». Tuttavia tutti i trapianti all’ospedale napoletano sono stati sospesi in attesa che le indagini facciano chiarezza sulle dinamiche della vicenda. Bisogna ancora capire come il cuore abbia potuto arrivare bruciato dal ghiaccio? E soprattutto cosa dirà la commissione dei consulenti medici arruolati dalla Procura perché per ora l’unico documento è un esposto, a cui è seguita l’apertura di un fascicolo.
Ieri il legale della famiglia ha presentato un’integrazione alla querela già depositata nelle scorse settimane.


Ha chiesto «un incidente probatorio sulle cartelle cliniche e la documentazione, compresi i verbali della équipe multidisciplinare che sta valutando lo stato di salute del piccolo».
Ieri anche il cardinale Mimmo Battaglia di Napoli ha fatto visita al Monaldi e ha pregato assieme alla mamma.

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