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Domenico e il trapianto del cuore bruciato, il cardiochirurgo: “Ghiaccio secco errore fatale”

Il direttore del reparto di Cardiochirurgia pediatrica del Regina Margherita di Torino, Carlo Pace Napoleone, difende l’operato dell’equipe del Monaldi

Domenico e il trapianto del cuore bruciato, il cardiochirurgo: “Ghiaccio secco errore fatale”

L’errore fondamentale è stato l’utilizzo del ghiaccio secco”. Lo dichiara il professor Carlo Pace Napoleone, direttore della struttura complessa di Cardiochirurgia pediatrica dell’ospedale Infantile Regina Margherita di Torino, in un’intervista ai microfoni di RTL 10.5. Il professionista, che ha fatto parte della task force di medici giunti al Monaldi per valutare le condizioni di operabilità del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo di 2 anni e 3 mesi morto ieri mattina dopo aver ricevuto il trapianto di un cuore danneggiato, difende l’operato dei colleghi di Napoli: “Non esiste il ghiaccio secco in sala operatoria. - puntualizza - L’errore è stato quello”.

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“Il ghiaccio secco errore fondamentale”

Sono ancora molti i dubbi da chiarire sulla dinamica degli eventi che, dopo quasi 60 giorni di calvario, hanno portato al decesso del bambino originario di Nola. Secondo quanto emerso finora dall’inchiesta coordinata dalla Procura del capoluogo campano, che ha iscritto nel registro degli indagati sei medici del nosocomio partenopeo con l’ipotesi di reato per omicidio colposo, si sarebbe innescata una catena di errori durante il trasporto del cuore da Bolzano a Napoli. In primis l’utilizzo del ghiaccio secco al posto di quello tradizionale, circostanza che ha compromesso la funzionalità dell’organo, danneggiandolo in modo irreversibile. “Non so dire per quale motivo sia stato utilizzato. - osserva il cardiochirurgo del Regina Margherita - Si utilizza per la conservazione dei tessuti e delle valvole cardiache nelle banche delle valvole, ma non esiste il ghiaccio secco in sala operatoria”. E ancora, ribadisce l’esperto: “L’errore è quello”.

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“Quel contenitore si usa da trent’anni”

Come ricostruito dai Nas, che coordinano le indagini, i due medici del Monaldi incaricati di prelevare l’organo all’ospedale San Maurizio di Bolzano avrebbero utilizzo un contenitore isotermico, che non è vietato, al posto di un box con dispositivo di controllo della temperatura interna ed esterna (box Paragonix, il nome della nuova tecnologia ndr). “Il contenitore è quello che è stato utilizzato negli ultimi trent’anni per fare i trapianti. - sottolinea Napoleone Pace - Quello che conserva l’organo, al di là della soluzione cardioplegica che viene iniettata nelle coronarie, è il freddo. E il freddo viene garantito dal ghiaccio normale, ghiaccio del frigorifero o del freezer che viene inserito in questo contenitore, che è un box frigorifero”. Pertanto, prosegue il professionista: “Il contenitore che è stato utilizzato non era assolutamente fuori luogo, è quello che si è usato con successo negli ultimi trent’anni”.

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“Il collega che trapiantato il cuore non poteva sapere se fosse danneggiato”

Quando il box è arrivato in sala operatoria al Monaldi, il cardiochirurgo ha espiantato il cuore di Domenico. Dopodiché i medici avrebbero provato a estrarre fuori dal contenitore l’organo da trapiantare, ma i primi tentativi sarebbero andati a vuoto perché il cuore era in un “blocco congelato”.

Il professionista che stava eseguendo il trapianto, giustamente, quando ha visto che il cuore era congelato e né bruciato né abbrustolito o carbonizzato, lo ha sottoposto a una procedura di scongelamento, come si fa con i tessuti che normalmente si possono utilizzare durante l’intervento - spiega il cardiochirurgo del Regina Margherita - e correttamente lo ha impiantato”. E infine, conclude l’esperto: “Il collega correttamente e in maniera assolutamente condivisibile ha impiantato il nuovo organo, perché nessuno poteva sapere se fosse stato danneggiato o meno”.

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