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“Era l’inferno”. Così i finanzieri hanno salvato il poliziotto intrappolato nel blindato in fiamme

Le immagini del poliziotto martellato a Torino hanno colpito ma lo stesso pericolo l’ha corso il conducente di un mezzo che ponendosi tra le squadre a piedi e i manifestanti è stato dato alle fiamme

Blindato in fiamme al corteo per Askatasuna
Blindato in fiamme al corteo per Askatasuna

Quanto accaduto a Torino, a una settimana di distanza, fa ancora discutere. La violenza sprigionata dagli antagonisti contro le forze dell’ordine negli scontri nei pressi della struttura liberata che per 29 anni è stata occupata da Askatasuna ha pochi precedenti nelle piazze italiane. E sebbene l’immagine del poliziotto preso a martellate da un gruppo di antagonisti abbia colpito l’opinione pubblica, non è l’unico momento in cui le forze dell’ordine sono state in serio pericolo di vita durante il pomeriggio del 31 gennaio. Non tutti lo sanno, non tutti lo hanno visto, ma uno dei furgoni blindati della Polizia di Stato è stato dato alle fiamme e quando l’incendio è esploso al suo interno c’era ancora il conducente, che si trovava sulla prima linea tra gli agenti a piedi e gli antagonisti per fare scudo.

Quel conducente, quando le fiamme hanno iniziato a propagarsi, ha avuto serie difficoltà a uscire ed è stato salvato da due uomini dei caschi verdi, i militari l'A.T.P.I. (Antiterrorismo Pronto Impiego) della Guardia di Finanza, che al Tg2 hanno raccontato quegli attimi di paura. “Quei finanzieri sono la mia squadra. Da qui inizia l’inferno”, ha spiega Matteo Perciballi, maresciallo della Guardia di Finanza, osservando da un telefonino le immagini dei momenti più concitati della manifestazione di Torino, quando i militari sono stati fatti oggetto di lanci di pietre, bottiglie, detriti vari e oggetti incendiari. Diversi finanzieri dell’A.T.P.I. rimangono feriti da quel fitto lancio ed è il blindato della polizia a fare da scudo per permettere i soccorsi e la messa in sicurezza degli uomini. “L’adrenalina, la fatica, la maschera che non fa respirare: è diventato tutto più difficile”, ha proseguito il maresciallo nel suo racconto al Tg2.

“Luigi se ne è accorto: Luigi era il conducente del furgone della polizia, il primo davanti a tutti. Ha aspettato che noi riuscissimo a nasconderci, a portarci in difesa dietro il suo furgone”, ha ricordato raccontando quei momenti, quando a un certo punto “il fumo è diventato fiamme e ho visto che Luigi era ancora là che non riusciva a uscire”. A quel punto è questione di attimi, bisogna prendere decisioni di vita o di morte in un battito di ciglia: “Ci siamo guardati, è stato un attimo e non abbiamo parlato e siamo partiti. Sono partito davanti a tutti, Guglielmo mi ha seguito” .

Guglielmo è l’altro militare che ha condotto l’azione, che ha raccontato che una volta giunti all’altezza della portiera del blindato hanno “tirato fuori il collega in pochissimo tempo, come se l’avessimo fatto tantissime volte ma è stato tutto istinto”

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