Una sola matrice lega i fatti di Torino e le devianze criminali dei No Tav e di Askatasuna, ma prima di riassumere fatti e date (e dati, alcuni inediti) va ricordato che a renderli inquietanti c’è una telefonata del 16 dicembre 2016 (pubblicata da Hermes Antonucci sul Foglio) intercorsa tra i militanti No Tav Gabriela Avossa e Daniele Pepino, quest’ultimo figlio dell’ex magistrato cofondatore di Magistratura democratica Livio Pepino, nonché personaggio, il figlio, che nel 2012 andò in Kurdistan per addestrarsi con le milizie curde già considerate terroristiche in Usa, Regno Unito e Unione Europea.
Nella telefonata i due parlavano del pm Andrea Padalino: «C’è sto cazzo di Padalino... Adesso mi sa che cercano tramite Magistratura democratica di dargli una tamponata».
Era il pm che aveva spinto più di altri per contestare il reato di terrorismo. La telefonata fu preambolo di una maxi-indagine che devastò la vita di Padalino, anche se poi si chiuse con un’assoluzione definitiva.
2005–2011. Già allora la valle era un laboratorio che saldava ambientalismo, antagonismo, anarchismo, antifascismo e legami transnazionali: una palestra di guerriglia e sovversione, come ha scritto sul Giornale Fausto Biloslavo, con tecniche spostate nelle strade di Torino grazie a una sostanziale impunità. I cantieri, difesi come fortezze, erano sotto assedio e per la difesa e i pattugliamenti (persino con le truppe alpine) lo Stato ha speso non meno di 50milioni di euro, 35 sino al 2016.
Tra le forze dell’ordine ci furono migliaia di feriti, e dal 2011 furono impiegati 251mila soldati all’anno.
I processi hanno evidenziato danni per quasi 7 milioni di euro ottenuti con bombe carta, razzi ad altezza uomo, pietre con fionde, biglie di ferro, catapulte rudimentali, pietre da 5 chili e ordigni con bulloni e chiodi, con in più l’autostrada Torino–Bardonecchia bloccata persino con cavi d’acciaio tesi per fermare i mezzi. Questo ebbe un costo, così come l’hanno avuto gli attacchi di sabato scorso a Torino, per i quali (risulta al Giornale, secondo le ultimissime stime delle forze dell’ordine) le truppe incappucciate devono aver speso non meno di 80-100mila euro: non è chiaro grazie al finanziamento di chi.
2013. Il cantiere Tav di Chiomonte, il 13 e 14 maggio, viene attaccato da un gruppo numeroso e organizzato con tecniche di avvicinamento, copertura e attacco. Da giugno a ottobre le indagini adottano intercettazioni e perizie foniche per ricostruire il gruppo, sinché, il 13 novembre, il pm Padalino chiede una serie di arresti col collega Antonio Rinaudo: l’ipotesi giuridica è terrorismo. Il 9 dicembre scattano le manette, e un mese dopo il Riesame conferma tutto.
2014. La Cassazione, in giugno, annulla l’ordinanza del Riesame limitatamente ai capi «terrorismo»: non smonta i fatti (è impossibile) ma parla di «grave danno». L’8 luglio, nuovi arresti che il Riesame conferma: e lo stesso tribunale, in luglio, conferma anche le accuse precedenti, ma riallinea il fascicolo senza l’ipotesi di terrorismo. In dicembre la Corte d’Assise assolve tutti da ogni accusa sempre di terrorismo («non sussiste») e condanna solo per reati legati agli ordigni, ai danneggiamenti e alla resistenza. Tutta la stampa scrive di «derubricazione», come se fosse un flop, ma il movimento No Tav si aspettava anche di meno, e, risulta agli atti, lanciano slogan su «diritto penale del nemico» e «repressione», ma soprattutto promettono di non fermarsi.
2016. Indagini e processi proseguono, e siamo al nome da colpire, alla telefonata intercettata tra Pepino junior e l’altra militante Avossa su «sto cazzo di Padalino» con Magistratura democratica che, secondo Pepino, cercherà di dargli «una tamponata». Come detto, la telefonata sparirà e riapparirà a Torino solo nel 2026, nelle mani del nuovo procuratore di Torino. C’è da capire se abbia millantato o se prevedesse il futuro, visto quel che è successo poi.
2018–2022. Perché infatti la tamponata era puntualmente giunta: Padalino, ex gip di Mani pulite che sostituì Italo Ghitti nel luglio 1994, viene coinvolto in un’indagine per corruzione e abuso d’ufficio (poi a Milano per competenza) che tuttavia lo vedrà assolto definitivamente nel 2022, pur macinato e travolto dal noto sistema e sanzionato dal Csm.
2021. Il carabiniere Luigi De Matteo viene sequestrato per mezz’ora e picchiato, disarmato da incappucciati: «Devi fare la fine di Giuliani», gli urlano.
2024. Tra l’estate e l’inverno i cantieri No Tav tornano sotto assedio.
L’autostrada viene bloccata. A luglio c’è un nuovo assalto ai cantieri (un gruppo si stacca dal «corteo pacifico» e in dicembre ci sono altre proteste in presenza di politici e amministratori locali anche con bombe carta, ordigni con bulloni e chiodi, pietre e catapulte.
2025.Il 28 novembre uno spezzone di manifestanti sempre della stessa matrice (pro Pal, No Tav, pro-Askatasuna, anti-governo) durante lo sciopero generale si stacca dal corteo e irrompe nella redazione de La Stampa.
31 gennaio 2026. Eccoci. A Torino c’è il corteo che sappiamo con l’assalto pianificato di cui tutti in città sapevano: appaiono scudi in lamiera, pietre,
Una sola matrice lega i fatti di Torino e le devianze criminali dei No Tav e di Askatasuna, ma prima di riassumere fatti e date (e dati, alcuni inediti) va ricordato che a renderli inquietanti c’è una telefonata del 16 dicembre 2016 (pubblicata da Hermes Antonucci sul Foglio) intercorsa tra i militanti No Tav Gabriela Avossa e Daniele Pepino, quest’ultimo figlio dell’ex magistrato cofondatore di Magistratura democratica Livio Pepino, nonché personaggio, il figlio, che nel 2012 andò in Kurdistan per addestrarsi con le milizie curde già considerate terroristiche in Usa, Regno Unito e Unione Europea.
Nella telefonata i due parlavano del pm Andrea Padalino: «C’è sto cazzo di Padalino... Adesso mi sa che cercano tramite Magistratura democratica di dargli una tamponata».
Era il pm che aveva spinto più di altri per contestare il reato di terrorismo. La telefonata fu preambolo di una maxi-indagine che devastò la vita di Padalino, anche se poi si chiuse con un’assoluzione definitiva.
2005–2011. Già allora la valle era un laboratorio che saldava ambientalismo, antagonismo, anarchismo, antifascismo e legami transnazionali: una palestra di guerriglia e sovversione, come ha scritto sul Giornale Fausto Biloslavo, con tecniche spostate nelle strade di Torino grazie a una sostanziale impunità. I cantieri, difesi come fortezze, erano sotto assedio e per la difesa e i pattugliamenti (persino con le truppe alpine) lo Stato ha speso non meno di 50milioni di euro, 35 sino al 2016.
Tra le forze dell’ordine ci furono migliaia di feriti, e dal 2011 furono impiegati 251mila soldati all’anno.
I processi hanno evidenziato danni per quasi 7 milioni di euro ottenuti con bombe carta, razzi ad altezza uomo, pietre con fionde, biglie di ferro, catapulte rudimentali, pietre da 5 chili e ordigni con bulloni e chiodi, con in più l’autostrada Torino–Bardonecchia bloccata persino con cavi d’acciaio tesi per fermare i mezzi. Questo ebbe un costo, così come l’hanno avuto gli attacchi di sabato scorso a Torino, per i quali (risulta al Giornale, secondo le ultimissime stime delle forze dell’ordine) le truppe incappucciate devono aver speso non meno di 80-100mila euro: non è chiaro grazie al finanziamento di chi.
2013. Il cantiere Tav di Chiomonte, il 13 e 14 maggio, viene attaccato da un gruppo numeroso e organizzato con tecniche di avvicinamento, copertura e attacco. Da giugno a ottobre le indagini adottano intercettazioni e perizie foniche per ricostruire il gruppo, sinché, il 13 novembre, il pm Padalino chiede una serie di arresti col collega Antonio Rinaudo: l’ipotesi giuridica è terrorismo. Il 9 dicembre scattano le manette, e un mese dopo il Riesame conferma tutto.
2014. La Cassazione, in giugno, annulla l’ordinanza del Riesame limitatamente ai capi «terrorismo»: non smonta i fatti (è impossibile) ma parla di «grave danno». L’8 luglio, nuovi arresti che il Riesame conferma: e lo stesso tribunale, in luglio, conferma anche le accuse precedenti, ma riallinea il fascicolo senza l’ipotesi di terrorismo. In dicembre la Corte d’Assise assolve tutti da ogni accusa sempre di terrorismo («non sussiste») e condanna solo per reati legati agli ordigni, ai danneggiamenti e alla resistenza. Tutta la stampa scrive di «derubricazione», come se fosse un flop, ma il movimento No Tav si aspettava anche di meno, e, risulta agli atti, lanciano slogan su «diritto penale del nemico» e «repressione», ma soprattutto promettono di non fermarsi.
2016. Indagini e processi proseguono, e siamo al nome da colpire, alla telefonata intercettata tra Pepino junior e l’altra militante Avossa su «sto cazzo di Padalino» con Magistratura democratica che, secondo Pepino, cercherà di dargli «una tamponata». Come detto, la telefonata sparirà e riapparirà a Torino solo nel 2026, nelle mani del nuovo procuratore di Torino. C’è da capire se abbia millantato o se prevedesse il futuro, visto quel che è successo poi.
2018–2022. Perché infatti la tamponata era puntualmente giunta: Padalino, ex gip di Mani pulite che sostituì Italo Ghitti nel luglio 1994, viene coinvolto in un’indagine per corruzione e abuso d’ufficio (poi a Milano per competenza) che tuttavia lo vedrà assolto definitivamente nel 2022, pur macinato e travolto dal noto sistema e sanzionato dal Csm.
2021. Il carabiniere Luigi De Matteo viene sequestrato per mezz’ora e picchiato, disarmato da incappucciati: «Devi fare la fine di Giuliani», gli urlano.
2024. Tra l’estate e l’inverno i cantieri No Tav tornano sotto assedio.
L’autostrada viene bloccata. A luglio c’è un nuovo assalto ai cantieri (un gruppo si stacca dal «corteo pacifico» e in dicembre ci sono altre proteste in presenza di politici e amministratori locali anche con bombe carta, ordigni con bulloni e chiodi, pietre e catapulte.
2025.Il 28 novembre uno spezzone di manifestanti sempre della stessa matrice (pro Pal, No Tav, pro-Askatasuna, anti-governo) durante lo sciopero generale si stacca dal corteo e irrompe nella redazione de La Stampa.
31 gennaio 2026. Eccoci.