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Famiglia nel bosco, c'è di peggio: "I servizi sociali non mi fanno rivedere mia figlia"

Il racconto di Massimo Bramandi a Quarta Repubblica, intervistato da Nicola Porro: un caso incredibile

Famiglia nel bosco, c'è di peggio: "I servizi sociali non mi fanno rivedere mia figlia"
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È possibile che ci siano dei casi peggiori della ormai famosa “Famiglia nel Bosco”, che se va avanti così rischia di passare da separati non solo il Natale ma anche la Pasqua, con i tre bambini in una casa famiglia, la madre Catherine che può vederli solo tre volte al giorno e il padre tenuto lontano non si capisce bene perché. Ci sono altre storie che ieri Quarta Repubblica ha mandato in onda e che raccontano un mondo, quello dei servizi sociali e degli affidi dei minori, che sembra un buco nero da cui si fa fatica ad uscire. Prendete la storia di Massimo Bramandi, fiorentino, una storia che comincia come tante, con una famiglia apparentemente normale, e che nel giro di poche ore si trasforma in un incubo giudiziario e umano. A Nicola Porro Bramandi ha raccontato il perché da oltre due anni non vede più la figlia. E fa accapponare la pelle.

Tutto inizia ad agosto del 2023, quasi tra anni fa. “Quella mattina sono recato a Firenze per organizzare una mostra e quindi ho salutato la mia compagna, la bambina, come facevo di solito e sono andato a questo appuntamento”. Tutto sembrava normale, dopo dieci anni di rapporto. Tornato dalla riunione, però, non trova nessuno a casa. Prova a telefonarle, ma non riesce a contattarla. A quel punto “mia madre mi dice che ha visto la mia compagna, la bambina, salire in una macchina con un uomo, con delle valigie, e andare via”. Su suggerimento degli amici, Bramandi si rivolge ai carabinieri: “Vado in caserma e loro a loro volta mi suggeriscono di fare una denuncia per scomparsa”. Dopo alcuni giorni, però, gli viene spiegato che serve un passaggio formale diverso, ovvero fare una denuncia per sottrazione di minori in modo da permettere alle forze dell’ordine di rintracciare la donna. La svolta arriva poco dopo: “Trovano la mia compagna con la bambina, lei si rifiuta di tornare a casa e scopro che ha fatto una denuncia nei miei confronti per maltrattamenti in famiglia”. Accuse pesantissime che, come sottolinea l’uomo, si riveleranno poi infondate. Secondo normativa, tuttavia, di fronte alla denuncia della donna scatta il codice rosso e Bramandi resta completamente escluso dalla vita della figlia. Le indagini durano circa un anno e mezzo, finché la vicenda penale si chiude senza neppure arrivare a processo: archiviato da tutte le accuse.

In teoria, quindi, l’uomo si aspetta un ritorno alla normalità. Non con la compagna, ma almeno di poter rivedere la figlia. Nel maggio 2024 il Tribunale per i Minorenni stabilisce che padre e bambina possono incontrarsi “e quindi chiede al Servizio Sociale di organizzare gli incontri”. Piccolo problema: quegli incontri non avvengono mai. “Sono due anni e sette mesi che io non so nemmeno mia figlia più com'è fatta”, racconta l’uomo a Nicola Porro. La bambina viene collocata con la madre in una struttura protetta. Nonostante il decreto del tribunale, i Servizi sociali sarebbero rimasti inerti: “Li abbiamo contattati tantissime volte telefonicamente, abbiamo mandato e-mail, Pec, nessuno risponde al telefono, nessuno risponde alle e-mail”. Bramandi decide allora di presentarsi di persona: “Vado presso l'ufficio degli assistenti sociali per chiedere di mia figlia e per capire quando verranno fissati gli incontri ordinati dal Tribunale”.

Di quell’accesso esiste anche una registrazione, incredibile, al termine della quale Bramandi viene di fatto cacciato dall’ufficio. Dopo lo scontro, però, arrivano le date per gli incontri. Anche qui, piccolo problema: sistematicamente tutti questi appuntamenti sono andati falliti, pare perché la bambina non voglia vedere il padre.

Una spiegazione che Bramandi respinge con fermezza: “Assolutamente no. Io ho con mia figlia un rapporto bellissimo. Io amo mia figlia, è tutta la mia vita, quindi non vedo l'ora di riabbracciarla e credo che sicuramente io sia il suo punto di riferimento”.

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