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“I cori dei Pro Vita si chiudono col fuoco”. Gli slogan choc delle femministe nel corteo dell’8 marzo

Cori vari e violenti dedicati all’associazione Pro Vita & Famiglia, presi direttamente dagli Anni Settanta e dagli Anni di Piombo, riadattati per l’occasione

“I cori dei Pro Vita si chiudono col fuoco”. Gli slogan choc delle femministe nel corteo dell’8 marzo
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Da anni, ormai, quando le femministe scendono in piazza la loro violenza non è diversa da quella antagonista, anche perché spesso le due aree si sovrappongono. L’antagonismo femminista militante recente, infatti, ha perso il carattere di universalità per trasformarsi in una militanza politica schiacciata sulle posizioni della sinistra radicale. E con questa non condividono solamente l’ideologia ma anche la metodologia. Lo hanno dimostrato anche in questo otto marzo con cori vari tra cui quelli dedicati all’associazione Pro Vita & Famiglia, presi direttamente dagli Anni Settanta e dagli Anni di Piombo, riadattati per l’occasione.

“Le sedi dei Pro Vita si chiudono col fuoco ma coi pro vita dentro sennò è troppo poco. E se un provita muore: champagne. E se non muore: molotov”, si sente scandire al megafono in un video che è stato condiviso proprio dall’associazione, che riprende un manipolo di femministe davanti a una delle sedi. Il coro nasce nella versione “i covi dei fascisti si chiudono col fuoco ma coi fascisti dentro sennò è troppo poco” ed era intonato durante i cortei dai gruppi legati all'area dell'autonomia operaia. Il richiamo al “fuoco” non era solo metaforico ai tempi: fa riferimento a una stagione di scontri feroci in cui l'incendio delle sedi politiche avversarie era una pratica purtroppo frequente. Una pratica che si teme diventi nuovamente abituale se non si arriva a una de-escalation dei toni.

“Questi cori violenti sono stati intonati proprio davanti alla nostra sede, sotto gli occhi delle forze dell’ordine, ma nulla si muoverà. Nessuno prenderà le distanze da questa follia. Dov’è Laura Boldrini? A manifestare con loro”, si legge nella nota dell’associazione che accompagna la denuncia video. Pro Vita si chiede anche cosa succederebbe se, paradossalmente, accadesse lo stesso ma a parti invertite: “Sarebbe uno scandalo nazionale, con condanne unanimi e titoli sui giornali. Ma quando le vittime sono i Pro Vita, il silenzio è assordante. È questa l’uguaglianza che predicano?”. Una domanda retorica, ovviamente, che si inserisce in un contesto di democrazia sempre più compressa, dove si sta perdendo la capacità di dialogo in favore dell’imposizione di un unico pensiero.

“Zan, Schlein, Gualtieri nulla da dichiarare su questi cori di odio contro noi pro vita? Dove sono le vostre condanne quando la violenza verbale colpisce chi difende la vita?”, si chiede Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita & Famiglia. Anche in questo caso, la risposta non arriverà.

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