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"Inquietante spregiudicatezza". Le toghe inchiodano Chomiak

Il quadro indiziario a carico di Alexander Chomiak è possente e univoco: così il gip ha convalidato il fermo del polacco per l'aggressione a Termini

"Inquietante spregiudicatezza". Le toghe inchiodano Chomiak

Dopo l'interrogatorio, il gip di Milano ha convalidato il fermo di Alexander Chomiak, il senzatetto polacco di 24 anni accusato di aver accoltellato, la notte di San Silvestro, alla Stazione Termini di Roma, una turista israeliana. L'uomo si trova rinchiuso da ieri nel carcere di San Vittore a Milano. Nell'ordinanza di convalida del fermo si legge che il gip ha ravvisato una inclinazione "alla violenza" e una "inquietante spregiudicatezza, non solo nella scelta della vittima - una giovane donna sola - ma anche nella commissione del fatto in un luogo pubblico e certamente presidiato da sistemi di videosorveglianza, oltre che da controlli diretti delle forze dell'ordine".

Chomiak si è dichiarato innocente, affermando di non essere lui l'uomo ritratto nei video delle telecamere di sorveglianza e di non essere nemmeno stato a Roma in quei giorni. Tuttavia, il gip ha evidenziato come il "compendio indiziario" a suo carico è "possente e univoco". Il gip ha definito le risposte di Chomiak all'interrogatorio "perfettamente lucide", ma "generiche, contraddittorie" e inverosimili.

Inoltre, nell'ordinanza con la quale ha convalidato il fermo, il gip ha indicato che tra gli elementi che hanno portato al suo fermo c'è il fatto che lui stesso ha ammesso di essere stato identificato per "un furto in un bar" il 27 dicembre. Identificazione che ha "consentito il riconoscimento certo".

Tuttavia, il quadro indiziario finora emerso esclude che l'aggressione possa essersi sviluppata all'interno di un contesto in cui ipotizzare l'odio razziale, "nonostante la parte offesa in ospedale abbia comprensibilmente (in mancanza del benché minimo elemento di conoscenza con l'indagato, in sostanza di alternativi validi moventi per un atto tanto grave) ipotizzato che l'aggressione potesse essere scatenata dalla sua nazionalità israeliana (desumibile dalle scritte in ebraico sulla giacca da lei indossata in spalla)".

Il gip sottolinea come "il dato (trattasi di scritta di pubblicità commerciale) non pare di evidenza tale da poter essere vistosamente e prontamente collegato da una persona media a un'appartenenza nazionale, etnica o religiosa". Pertanto, la decisione del pm di non dare aggravanti al gesto dell'uomo appare corretta nella lettura del gip.

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