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Morto in carcere Nitto Santapaola, tra i boss di Cosa Nostra uno dei più fedeli a Riina

Ottantasette anni, capo assoluto di Cosa Nostra del mandamento di Catania, stava scontando l’ergastolo al 41-bis nel carcere milanese di Opera

Morto in carcere Nitto Santapaola, tra i boss di Cosa Nostra uno dei più fedeli a Riina
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Benedetto Santapaola, più noto come Nitto Santapaola, è morto oggi nel carcere di Opera, a Milano all’età di 87 anni. Era detenuto in regime di 41-bis con una condanna all’ergastolo ma è morto all’ospedale San Paolo, dove si trovava ricoverato in seguito al peggioramento delle sue condizioni, e per lui la procura di Milano ha chiesto che fosse disposta l’autopsia. Nato a Catania nel 1938, venne arrestato all'alba del 18 maggio 1993 in un casolare nelle campagne di Mazzarrone dopo undici anni di latitanza.

Viene considerato come il capo assoluto di Cosa Nostra del mandamento di Catania ed era noto per la sua spietata strategia criminale e le alleanze con i corleonesi di Totò Riina, oltre che per aver avuto un ruolo nella fase esecutiva della strage di Capaci, il 23 maggio 1992. Sebbene la pianificazione e l'esecuzione materiale siano avvenute principalmente per mano del mandamento di San Giuseppe Jato e della famiglia di Brancaccio, la struttura catanese di Santapaola fornì un supporto logistico fondamentale, perché secondo le indagini mise a disposizione uomini e mezzi per facilitare le operazioni del commando stragista.

Santapaola è stato uno dei principali uomini di Riina nella Sicilia orientale: sotto la sua guida, l'organizzazione ha esteso enormi interessi nel settore degli appalti pubblici, dell'edilizia e delle estorsioni, infiltrandosi profondamente nel tessuto economico e sociale della città. Questa alleanza portò Catania a essere teatro di violente guerre di mafia, necessarie per eliminare le fazioni rivali e imporre il dominio assoluto del clan. La sua ascesa nel panorama criminale catanese avviene tra gli anni Settanta e Ottanta, periodo in cui riesce a imporsi come capo indiscusso, trasformando la famiglia Santapaola-Ercolano nel braccio operativo di Cosa Nostra nella Sicilia orientale.

Hanno contribuito alla condanna all’ergastolo numerosi omicidi a lui ascritti, tra cui quello del giornalista Giuseppe

Fava nel 1984, di cui è stato riconosciuto come mandante. Il suo arresto segnò una svolta importante nelle indagini, portando alla luce la rete di complicità che gli aveva permesso di sottrarsi alla giustizia per anni.

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