C’è un momento, dopo che il fumo dei lacrimogeni si dirada e l'adrenalina inizia a scendere, in cui si fanno i conti. Non quelli dei danni alle vetrine o dell'arredo urbano divelto, ma i conti personali, quelli che si misurano in centimetri. I centimetri che hanno separato un sasso, una spranga o una bottiglia dal volto di un uomo.
La foto che vedete non ritrae un semplice oggetto inanimato. Ritrae un confine. Quel casco verde della Guardia di Finanza, con la visiera in policarbonato spaccata di netto, è la linea sottile che divide il dovere dall'incolumità fisica. È il muto testimone di un servizio di ordine pubblico degenerato in scontro, dove la contestazione ha lasciato il posto alla violenza cieca.
Guardando l'immagine, la prima cosa che colpisce è la violenza dell'impatto. Per rompere una visiera antisommossa in quel modo serve una forza brutale. Non è un graffio, è una frattura. Quel pezzo di plastica rinforzata ha assorbito un colpo destinato a un volto, a un occhio, a una testa.
Dietro quella visiera c'è un operatore, un "Basco Verde", un AT-PI che in quel momento non era più solo un rappresentante dello Stato, ma un bersaglio.
L'immagine, scattata nel retro di un mezzo blindato, mostra anche il contesto caotico: sul fondo si intravedono quelli che sembrano bossoli di artifizi lacrimogeni esausti. È la scenografia di una battaglia urbana dove, troppo spesso, le forze dell'ordine si trovano a fare da cuscinetto tra tensioni sociali esplosive.
È facile, nella retorica della piazza o dei social network, disumanizzare chi indossa una divisa. Li si chiama "sbirri", "servi", o con epiteti peggiori. Ma quel casco rotto ci costringe a ricordare la persona. Ci ricorda che sotto quel verde c'è qualcuno che a fine turno spera di tornare a casa intero dalla propria famiglia.
Tenere in mano il proprio casco rotto, come fa il finanziere nella foto, è un gesto che sa di scampato pericolo. È il momento in cui realizzi che "è andata bene". Ma è anche il momento in cui la rabbia e la frustrazione possono prendere il sopravvento. Perché quel casco si può sostituire, l'integrità fisica e psicologica è più difficile da riparare.
Questa foto dovrebbe far riflettere tutti, al di là delle appartenenze politiche. Il diritto a manifestare è sacro in democrazia, ma quando la protesta diventa assalto fisico, si supera un limite che non può essere tollerato.
Quel casco verde spaccato è un simbolo: rappresenta la tenuta delle istituzioni che, letteralmente, "ci mettono la faccia". E a volte, come in questo caso, la faccia rischia di essere colpita duramente.
Resta l'immagine nuda e cruda: un pezzo di equipaggiamento distrutto che ha fatto il suo dovere fino all'ultimo, proteggendo chi, per mestiere, si frappone tra il caos e l'ordine.
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