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Il Partito Comunista Rivoluzionario fa lezione a scuola: l’incontro nel liceo di Bologna

L’assemblea di istituto di una scuola superiore diventa il palcoscenico per indottrinare i ragazzzu su “Imperialismo statunitense e situazione politica attuale”

Il Partito Comunista Rivoluzionario fa lezione a scuola: l’incontro nel liceo di Bologna
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Questa mattina, presso il liceo Laura Bassi di Bologna, il Partito Comunista Rivoluzionario ha partecipato alle attività dell’assemblea di istituto con un incontro dal titolo “Imperialismo statunitense e situazione politica attuale”. L’incontro è stato promosso per giorni con manifesti che sono stati condivisi sui social e che sono stati oggetto di un intenso tam-tam con tratti provocatori nella misura in cui chi ha cercato di opporsi a questo incontro è stato accusato di essere fascista. L’incontro è stato presentato come organizzato dagli “studenti del Partito Comunista Rivoluzionario” e ha avuto un cordone “rosso” attorno questa mattina da parte dei collettivi che hanno difeso la scelta di questa assemblea.

In un video pubblicato successivamente all’incontro è stato condiviso un video in cui si vede un militante che, dal megafono richiama i “moti rivoluzionari del ‘68 e ‘69” quando “studentesse e studenti come noi hanno lottato per ottenere e garantire a tutti i propri compagni il diritto di organizzarsi e discutere di politica anche all’interno dell’assemblea studentesca. Oggi ci troviamo davanti a un’organizzazione fascista che cerca di opporsi a questo nostro diritto, Azione Studentesca, che ha deciso di attaccare le attività politiche proposte in questa assemblea”. I “comunisti” la chiamano provocazione ma al di là della posizione di Azione Studentesca resta il dubbio sull’opportunità di consentire un’assemblea a un partito politico dichiaratamente radicale, che è la sezione italiana dell'Internazionale Comunista Rivoluzionaria, un'organizzazione trotskista internazionale che si richiama direttamente al pensiero di Marx, Engels, Lenin e Trotskij.

Il dialogo politico nelle scuole va preservato e tutelato nella misura in cui non diventa espressione di estremismi che rischiano di trasformare l’istituzione scolastica in un campo di battaglia ideologico per la propaganda e l’indottrinamento. La scuola dovrebbe rimanere un luogo di formazione al pensiero critico e pluralista, dove il confronto avviene nel rispetto delle diverse sensibilità e senza la pretesa di imporre visioni radicali attraverso la delegittimazione dell'interlocutore.

Il pericolo è che l'apertura a sigle politiche dichiaratamente rivoluzionarie possa minare il principio di neutralità educativa, lasciando spazio a una propaganda che poco ha a che fare con la didattica e molto con il reclutamento militante: un rischio che si percepisce spesso nei proclami di collettivi e simili.

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