Dopo decenni di attività nel cuore di Cagliari, una storica pasticceria del capoluogo sardo è stata accusata di razzismo da un gruppo di turisti francesi. Il caso è quello della pasticceria “Chez les negres”, nella centralissima via Sidney Sonnino, punto di riferimento per intere generazioni di cagliaritani, e non solo, che ora sono spiazzati dalla polemica che ha preso di mira la pasticceria, costretta a difendersi e a valutare anche il cambio di nome.
Il paradosso di tutta questa vicenda, che è esplosa in Francia dove un’associazione si è lamentata del nome del locale, è che i proprietari sono arrivati alla terza generazione di gestione della pasticceria e che i nonni degli attuali titolari, che hanno aperto il locale, erano tunisini. “Ci hanno etichettato come razzisti, siamo profondamente dispiaciuti. Non c’è alcun intento discriminatorio, anzi. Quando i miei nonni arrivarono dalla Tunisia erano loro ‘les negres’, nasce da qui il nome”, ha spiegato il titolare Salvatore Armetta all’Unione Sarda. Per evitare ulteriori tensioni, il titolare ha già rimosso l’insegna perpendicolare lato strada, anche per evitare vandalismi sull’onda della polemica.
“Nessuno ci ha obbligato a sostituirla, è stata una nostra decisione dopo aver ricevuto diverse proteste da parte di turisti francesi. Probabilmente si sono sentiti offesi e hanno visto una connotazione razzista e discriminatoria che le assicuro non ci appartiene”, ha proseguito nella sua spiegazione, sottolineando che “fu mio nonno Mario Miceli, arrivato dalla Tunisia con nonna Aurelia e i figli Giovanni e Caterina, ad aprire la pasticceria nel 1964. Sempre lui scelse il nome”.
Armetta comprende che “al giorno d’oggi una scritta così possa sembrare offensiva, ma basta conoscere la storia di immigrazione della mia famiglia per comprendere che non c’è alcuna connotazione negativa tanto meno intenti discriminatori. Non appartenevano a mio nonno e sono sentimenti estranei a me, così come a tutta la mia famiglia”. Ora il locale potrebbe cambiare nome e chiamarsi “Chez le noirs”.
È il paradosso di un’epoca che, nel tentativo di cancellare ogni presunta traccia di discriminazione, arriva a censurare l’identità di luoghi e storie, per un revisionismo eccessivo che non può essere assecondato. Se anche un pezzo di storia cagliaritana deve piegarsi ai diktat della cultura della cancellazione, il rischio è di trovarci in un mondo più asettico e molto meno libero.