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Di fronte a certi regimi tanti minimizzano

La risposta è semplice e scomoda: per ideologia. Una parte dell'Occidente ha sviluppato una forma di autocritica talmente radicale da diventare autodenigrazione

Di fronte a certi regimi tanti minimizzano

Caro direttore Feltri,
le scrivo ancora perché, da giovane ragazzo, sento il bisogno di comprendere meglio il mondo che mi circonda. In particolare, la situazione attuale in Medio Oriente mi appare confusa e difficile da interpretare. Per questo ho deciso di rivolgermi a Lei. E Le sarei davvero grato se potesse aiutarmi a fare chiarezza.
Dal 28 febbraio, giorno in cui Trump e Netanyahu hanno deciso di bombardare l'Iran, ci viene raccontato dai salotti progressisti che l'operazione militare contro la Repubblica islamica è una follia, un crimine, l'ennesima deriva imperialistica che ci trascinerà dritti nella Terza Guerra Mondiale. Ci sarebbe da ridere, se tutto ciò non fosse tragico. Lo dico senza ipocrisie: l'Iran è una teocrazia sanguinaria che dal 1979, anno in cui la rivoluzione islamica ha consegnato il Paese nelle mani degli Ayatollah, reprime, impicca, tortura, massacra e imprigiona chiunque osi non genuflettersi al Corano. Donne fucilate per strada solo perché non indossano correttamente il velo. Donne considerate alla stregua di animali alle quali non è permesso scegliere chi sposare, viaggiare senza l'autorizzazione del marito, uscire di casa vestite come meglio garba loro, piuttosto che cantare e ballare in pubblico. Per ogni disobbedienza: botte, galera o lapidazione. E gli uomini? Maiali poligami che picchiano le loro mogli ogni qualvolta queste disattendono agli ordini imposti. E gli omosessuali? Meglio non parlarne affatto, o si corre il rischio di essere impiccati. Questo è l'Iran degli ayatollah. Vorrei ricordarlo soprattutto a coloro i quali, pur di andare contro Trump e l'Occidente, minimizzano ciò che sistematicamente avviene laggiù. Non è purtroppo l'eccezione. È la regola. Ma non solo in Iran emergono questi metodi deplorevoli e viene spacciata per legge l'ancora più vomitevole sharia medievale. Anche in Arabia Saudita, a Gaza sotto Hamas, in Afghanistan, in Siria, nel Qatar e potrei continuare ancora per qualche riga. Dopo le proteste di gennaio a Teheran, che sono costate la vita a circa 40mila persone, in Italia e in Europa non si è vista alcuna manifestazione dei pro Pal. Zero «flottille» per il popolo iraniano che stava lottando per la propria libertà. Zero strilli di genocidio. Solo un inquietante silenzio tombale. Secondo questi signori, se il morto lo fa Israele - quella fastidiosa democrazia di stampo occidentale che ha il difetto di voler sopravvivere - allora è uno scandalo. Se invece a massacrare sono i regimi islamici che applicano la sharia come noi applichiamo il codice penale, allora è «cultura diversa», «non si giudica», «si cerca la via della comprensione». Ipocriti di merda mi viene da dire. L'Iran è la stessa nazione che finanzia i principali gruppi terroristici islamisti tra cui Hamas, Hezbollah e gli Houthi, fornendo loro supporto politico, economico e militare. Il 7 ottobre 2023 Hamas ha dimostrato di che pasta è fatto: oltre mille civili trucidati, donne stuprate e poi sgozzate, bambini squartati a sangue freddo. Chi non ci crede, o tende a sminuire tale comportamento, può tranquillamente cercare in rete testimonianze comprovate da immagini autentiche. Io le ho viste: è l'inferno. Ora provo a immaginare questo regime in possesso di armi atomiche. Un Paese che da decenni urla «morte a Israele» e «morte all'Occidente». Si pensa davvero che i suoi governanti ci penserebbero due volte prima di usarle contro Tel Aviv, e contro i Paesi occidentali subito dopo? Mi chiedo dunque, caro direttore, per quale motivo abbiamo combattuto con le unghie e coi denti Stalin, Hitler e Mussolini con i loro regimi totalitari, sanguinari e oppressivi che massacravano, privavano delle libertà fondamentali e imponevano la propria ideologia anche attraverso i campi di concentramento. Io, da diciannovenne, non riesco a capire per quale motivo con i regimi islamici che applicano la sharia si fa finta di non vedere, perché si tollerano impiccagioni pubbliche, lapidazioni e finanziamenti al terrorismo. Forse perché la barbarie arriva con il turbante e non con la svastica? O piuttosto perché oggi è di moda il politicamente corretto e si teme di passare per islamofobi? È la stessa identica porcheria. Certo, l'intervento americano e israeliano causerà morte e sofferenza. La guerra significa macerie, sangue e tanto dolore. Non si tratta di un videogioco. E anche tutti i disagi che questa operazione sta comportando, ad esempio i carburanti alle stelle, sono fuori discussione. E mi permetta di aggiungere che se l'Europa non fosse guidata da una banda di incompetenti patentati, forse il colpo sul portafoglio sarebbe stato meno drammatico. Ma allora che cosa si dovrebbe fare? Stare a guardare mentre Teheran completa la propria corsa agli armamenti nucleari? Aspettare che un ayatollah prema il bottone? Oggi più che mai, a mio avviso, bisogna stare dalla parte dell'Occidente per istinto di sopravvivenza. L'alternativa sarebbe quella di chinare il capo nell'attesa del prossimo califfato. Io passo. E Lei, direttore?

Giovanni Mora
Brescia

Caro Giovanni,
la tua lettera mi ha colpito non soltanto per i contenuti, ma per una cosa che oggi è sempre più rara: la lucidità, unita alla tua giovane età. Mi hai già scritto e ricordo bene che hai solo diciannove anni. Eppure già ti poni domande che molti adulti evitano accuratamente, preferendo rifugiarsi nella comodità dell'ideologia o nell'ipocrisia del politicamente corretto. Partiamo da un punto fermo: l'Iran degli ayatollah è una teocrazia repressiva. Questo non è un giudizio «di destra» o «di sinistra», è un dato di realtà. È un sistema che limita le libertà individuali, che punisce il dissenso, che controlla la vita delle persone, in particolare delle donne, in nome di una visione religiosa trasformata in potere politico assoluto. Negarlo significa negare l'evidenza. Detto questo, proprio perché vogliamo restare ancorati alla realtà e non alla propaganda, bisogna distinguere. Il mondo non si divide tra buoni e cattivi come in un film. Esistono regimi autoritari, esistono democrazie, esistono interessi geopolitici, e spesso questi elementi si intrecciano in modo scomodo, contraddittorio, persino cinico. Tu poni una domanda centrale: perché di fronte a certi regimi si tende a minimizzare? La risposta è semplice e scomoda: per ideologia. Una parte dell'Occidente ha sviluppato una forma di autocritica talmente radicale da diventare autodenigrazione. Tutto ciò che è occidentale viene visto come colpevole per definizione, mentre ciò che occidentale non è viene spesso trattato con indulgenza, come se fosse esente da giudizio. È un errore grave, perché i diritti umani non sono negoziabili né relativi alla cultura: o valgono sempre, oppure non valgono mai. Hai ragione quando parli di doppio standard. È evidente. Ci si mobilita, si manifesta, si urla quando certe violazioni vengono attribuite a Israele o agli Stati Uniti. Ma quando le stesse o peggiori violazioni avvengono sotto altri regimi, cala un silenzio che non è prudenza: è selettività. Attenzione però a non cadere nell'eccesso opposto. Non esiste una «civiltà perfetta» contrapposta a una «barbarie assoluta». Esistono sistemi migliori di altri, sì. E l'Occidente, con tutti i suoi difetti, resta il luogo dove libertà individuale, diritti e possibilità di critica sono più tutelati che altrove. Ma proprio per questo ha il dovere di non rinunciare alla propria lucidità. Veniamo al nodo più delicato: l'uso della forza. La storia ci insegna che ignorare regimi aggressivi e ideologicamente ostili può essere pericoloso. Ma ci insegna anche che la guerra non è mai una soluzione pulita. È sempre un male, anche quando viene considerata necessaria. Porta morte, distruzione, conseguenze imprevedibili. Non è mai una partita a scacchi: è un incendio. Il tema dell'Iran e del nucleare è serio. Molto serio. È legittimo chiedersi fino a che punto sia prudente permettere a un regime ostile di dotarsi di armi così devastanti. Ma è altrettanto legittimo interrogarsi su quali siano gli effetti di un'escalation militare. Non esistono risposte semplici, e chi te le offre probabilmente sta facendo propaganda. Tu concludi dicendo che bisogna stare dalla parte dell'Occidente per istinto di sopravvivenza. Comprendo il senso della tua affermazione. Io la riformulerei così: bisogna stare dalla parte dei valori dell'Occidente libertà, diritto, dignità della persona e pretendere che vengano difesi con coerenza, senza ipocrisie e senza doppi standard.

Non si tratta di scegliere tra slogan contrapposti, ma di mantenere una posizione equilibrata, anche quando è scomoda. Difendere i diritti umani ovunque, senza selezioni ideologiche. Condannare le violazioni, chiunque le compia. E soprattutto, non smettere mai di farsi domande. Proprio come fai tu, caro Giovanni.

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