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Pippo Franco rinviato a giudizio per i presunti falsi vaccini: a processo per il Green Pass

Per la procura avrebbe ottenuto il Green Pass senza ricevere il vaccino grazie alle attestazioni del medico Aveni. Tra gli imputati anche la moglie e il figlio

Pippo Franco rinviato a giudizio per i presunti falsi vaccini: a processo per il Green Pass
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Pippo Franco è stato rinviato a giudizio nell’ambito dell’inchiesta sui presunti falsi vaccini anti-Covid che coinvolge il medico Alessandro Aveni e diversi suoi pazienti. La decisione segna un passaggio importante nella vicenda giudiziaria, sarà ora il processo a stabilire se le accuse formulate dalla procura siano fondate oppure no. Secondo l’ipotesi dell’accusa, alcuni pazienti avrebbero ottenuto il Green Pass senza sottoporsi realmente alla vaccinazione contro il Covid-19. Il sistema, secondo gli investigatori, si sarebbe basato su certificazioni mediche che attestavano la somministrazione del vaccino anche quando questa non sarebbe mai avvenuta. Tra le persone finite sotto accusa ci sono anche la moglie del comico, Maria Piera Bassino, e il figlio Gabriele Franco, noto anche per aver partecipato nel 2019 al programma televisivo Temptation Island. Il comico romano, che ha compiuto 85 anni lo scorso settembre, ha sempre respinto con decisione ogni addebito.

L’ipotesi della procura, vaccini certificati ma mai fatti

Al centro dell’inchiesta c’è il medico Alessandro Aveni, accusato di aver attestato vaccinazioni che in realtà non sarebbero state effettuate. Secondo la ricostruzione degli investigatori, Pippo Franco e i suoi familiari si sarebbero rivolti al medico per ottenere la certificazione necessaria a ricevere il Green Pass senza sottoporsi alla vaccinazione. Per l’accusa, il professionista avrebbe registrato la somministrazione del vaccino a tutti e tre tra il 29 luglio e il 19 agosto del 2021. Queste registrazioni avrebbero poi consentito l’emissione del Green Pass. Si tratta tuttavia di una ricostruzione che la difesa del comico contesta fermamente, sostenendo che non esistono prove certe che dimostrino l’inesistenza delle vaccinazioni.

La difesa, accuse basate su interpretazioni

Gli avvocati di Pippo Franco, Paolo Gallinelli e Benedetto Stranieri, hanno sempre respinto le contestazioni mosse dalla procura. In particolare, la difesa contesta il modo in cui alcune conversazioni telefoniche intercettate sarebbero state interpretate dagli investigatori. "Le responsabilità degli imputati - ha commentato l’avvocato Benedetto Stranieri - viene dedotta da alcune conversazioni telefoniche tutt’altro che univoche che sono state reinterpretate dagli investigatori alla luce di una battuta ironica del signor Pippo Franco nel corso di una trasmissione televisiva". Il riferimento è a una partecipazione televisiva del comico su La7 durante il periodo della pandemia. Alla domanda sulla sua vaccinazione, Pippo Franco aveva risposto con una battuta che aveva attirato l’attenzione. "Preferisco non rispondere, vi basti sapere che ho il Green Pass". Secondo la difesa, quella frase sarebbe stata semplicemente una risposta ironica in un contesto televisivo e non un elemento su cui fondare una ricostruzione accusatoria.

I sospetti nati dalle verifiche dei Nas

L’indagine è partita da alcune verifiche condotte dai carabinieri del Nas, che avrebbero individuato una discrepanza tra il numero di vaccini dichiarati come somministrati dal medico e le dosi effettivamente ricevute. Secondo quanto emerso dai controlli, al professionista sarebbero state consegnate 20 fiale di vaccino. Da queste si sarebbero potute ricavare circa 120 dosi. Nei registri, però, risultavano ben 156 vaccinazioni effettuate. Una differenza numerica che ha fatto scattare ulteriori accertamenti da parte degli investigatori e ha portato all’apertura dell’inchiesta.

Il secondo filone dell’inchiesta

Nel fascicolo della procura compare anche il nome dell’attore Pierluigi Concilietti, noto per aver recitato accanto a Carlo Verdone nel film “Benedetta follia”. Parallelamente, gli investigatori hanno aperto anche un secondo filone d’indagine che riguarda altri episodi attribuiti allo stesso medico. In questo caso si parla di presunti certificati medici falsi utilizzati per ottenere permessi di accesso alle zone a traffico limitato della Capitale. Secondo la procura, alcune persone avrebbero cercato di procurarsi documentazione sanitaria per ottenere i permessi necessari a circolare nelle Ztl di Roma senza rischiare sanzioni.

Il prossimo passaggio in tribunale

Con il rinvio a giudizio, la vicenda entra ora nella fase processuale. Sarà il dibattimento a chiarire se le accuse della procura troveranno conferma oppure se le tesi della difesa dimostreranno l’estraneità degli imputati.

Nel frattempo, la posizione di Pippo Franco resta quella espressa fin dall’inizio della vicenda, il comico continua a respingere ogni accusa e attende che la giustizia faccia il suo corso.

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