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Ramadan, a Monfalcone il prete apre la chiesa per la preghiera islamica

I messaggi in arabo per il Ramadan da parte di vescovi e cardinali e la cessione di oratori per la preghiera del venerdì sembrano configurare una preoccupante perdita di un “confine” necessario

Parrocchia SS Pietro e Paolo Staranzano (Gorizia), fonte Google maps
Parrocchia SS Pietro e Paolo Staranzano (Gorizia), fonte Google maps
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Il Ramadan 2026 è ufficialmente iniziato con l’avvistamento della luna ma già dai giorni precedenti si registravano movimenti e messaggi ben augurali. I vescovi italiani sembra abbiano fatto a gara tra loro per chi rilasciava per primo un comunicato e alcuni si sono spinti perfino un passo più avanti rispetto ad altri, cimentandosi in saluti in arabo. “As-salaamu alaykum”, si legge come esordio della lettera di monsignor Gherardo Gambelli, arcivescovo di Firenze, che chiude con “Ramadan Karim”. Lo stesso ha fatto il cardinale Matteo Zuppi: “Fratelli e sorelle credenti musulmani, al-salam 'alaykum”. L’elenco potrebbe perfino continuare: tutti hanno sottolineato che quest’anno l’inizio del Ramadan e quello della Quaresima coincidono ma se si cercano messaggi di pace e fratellanza ai cristiani da parte degli imam musulmani si resta delusi, perché non se ne trovano. O, se ci sono, sono relegati a comunità ristrette.

Su questo solco si inserisce l’iniziativa della chiesa dei Santi Pietro e Paolo di Staranzano, a pochi chilometri da Monfalcone, dove monsignor Paolo Zuttion ha messo a disposizione dei musulmani l’oratorio per la preghiera del venerdì in cerca di un accordo anche per altri giorni. Ancora una volta, uno spazio cristiano viene ceduto, seppur momentaneamente, alla comunità islamica. È stato lo stesso monsignore a spiegare che “la comunità islamica è in una situazione un po’ difficile e non possono usare le strutture che usavano di solito, per questo hanno chiesto in giro ospitalità. Al momento possiamo concedere loro il venerdì ma stiamo vedendo per altre giornate coinvolgendo anche gli spazi della chiesa di San Michele”. È la riconferma che il mondo cattolico è disposto a rinunciare alla sua identità, concedendo spazi dedicati alla ritualità cristiana ai musulmani e alle loro preghiere.

Questa concessione ha creato non poco malumore nella comunità cattolica goriziana, che attende una dichiarazione dell’arcivescovo locale in merito alla decisione del monsignore.

Va sottolineato che Zuttion non è il primo esponente della Chiesa che decide di concedere spazi religiosi alla comunità musulmana, prima di lui ce ne sono stati altri di parroci e monsignori che hanno agito in questo modo. Sembra si stia trasformando in una consuetudine la cessione di spazi delle chiese cattoliche alla comunità musulmana, nel silenzio dei vertici ecclesiastici che, di contro, comunicano in arabo per il Ramadan.

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