Leggi il settimanale

"Riusciremo ad avere interrogazioni parlamentari". Le chat dei medici di Ravenna dopo le perquisizioni

L’indagine è nelle sue fasi preliminari e ancora devono essere accertate eventuali responsabilità ma intanto il sindacato Unarma definisce “sconcertanti” le frasi contri gli agenti

"Riusciremo ad avere interrogazioni parlamentari". Le chat dei medici di Ravenna dopo le perquisizioni
00:00 00:00

In attesa degli interrogatori di pre-garanzia agli otto medici del reparto di Malattie Infettive dell’ospedale di Ravenna emergono nuovi dettagli sul caso dei presunti certificati prodotti per evitare l’ingresso nei Cpr dei migranti irregolari. Finora è stata resa nota l’esistenza di una rete esterna all’ospedale, che faceva riferimento a un medico non di Ravenna che faceva la “mappatura” dei certificati di non idoneità. Lo scopo era quello di evitare il rimpatrio ai soggetti per i quali veniva chiesta l’idoneità medica, tramite moduli prestampati. Il Corriere Romagna oggi fa sapere che i medici hanno continuato a interfacciarsi con l’operatore sanitario esterno all’ospedale di Ravenna, non coinvolto nelle indagini, che poche ore dopo la perquisizione ha scritto a una delle dottoresse.

“Mi spiace per quello che sta accadendo e vi sono accanto, faremo di tutto per aiutarvi”, le avrebbe scritto la mattina del 13 febbraio. Un messaggio al quale lei avrebbe poi risposto: “Oggi parlo con il mio avvocato e poi ti aggiorno, è un incubo ad occhi aperti”. Quella mattina la mobilitazione nei canali legati a questi movimenti è ampia, anche i canali antagonisti si muovono per criticare la notizia di indagine. “Se per voi va bene noi procediamo con l’appello, come ti dicevo riusciremmo ad avere a brevissimo anche interrogazioni parlamentari sull’accaduto”, scrive ancora poche ore dopo l’operatore sanitario non indagato alla dottoressa.

E, difatti, in pochi giorni il caso approda a Roma con un’interrogazione presentata dall’onorevole Ouidad Bakkali, esponente del Partito democratico, che ha puntato il dito contro le dichiarazioni fatte dai ministri Matteo Salvini e Matteo Piantedosi quando è stata resa nota l’indagine, aggiungendo che “i migranti sono il capro espiatorio contro cui questo governo mostra la faccia feroce, ma sono anche l’ambito nel quale si è consumato il fallimento più grande di Meloni, insieme alla questione sicurezza”. L’indagine è ancora nelle fasi preliminari ma si inserisce in un contesto di boicottaggio: è probabile che il sistema sia perfettibile nelle sue varie parti, ma esistono delle norme che lo regolano e non rispettarle significa violare la legge.

Gli investigatori dovranno stabilire se e quali violazioni potrebbero esserci state ma nel frattempo monta anche lo sconcerto da parte delle forze dell’ordine, coinvolte nelle chat finora emerse.

“È sconvolgente apprendere che, verosimilmente, degli appartenenti ad una pubblica amministrazione come la sanità pubblica possano aver espresso, senza apparente giusto motivo, frasi poco edificanti nei confronti delle forze dell'ordine impegnate a tutelare la sicurezza pubblica e il rispetto della legge”, ha dichiarato il sindacato dei carabinieri Unarma Asc Emilia-Romagna in riferimento al passaggio “Gli facciamo il culo a questi sbirri maledetti”, presente nelle chat.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica