Klaus Davi è ancora nel mirino della criminalità organizzata. Il mass-mediologo e giornalista da tempo conduce inchieste e smaschera le attività illecite in Calabria e la sua attività arreca molto disturbo a chi opera nell’ombra dell’illegalità, come dimostrato dalla recente ordinanza firmata dal Gip Giuseppina Laura Candito, che ha portato all’emissione di 31 ordinanze cautelari nel cosiddetto clan dei Rom di Reggio Calabria.
Grazie agli arresti, le forze dell’ordine e gli inquirenti hanno smantellato una delle organizzazioni della droga più grandi della città, che secondo le stime aveva una capacità media quotidiana di 300 clienti. L’ordinanza consta di 2600 pagine circa e include anche interi passaggi in riferimento a Davi, che già dal 2023 aveva scoperto la “centrale” dello spaccio e aveva realizzato diverse incursioni riuscendo anche a riprendere in video i momenti dello smercio di cocaina ai clienti. Con quell’inchiesta giornalistica, e non solo, Davi si era trasformato in un vero e proprio nemico del gruppo, tanto che una volta era stato anche individuato e costretto alla fuga per evitare di essere linciato: “La macchina veniva attinta da una pietra lanciata da uno degli inseguitori”. Così racconta il gip nell’ordinanza, inserendo quel particolare e importante passaggio. “C'è quel pezzo di m… che se non ci vede il cancello chiuso, se non vede una catena là che è chiuso, non ce lo togliamo dal mezzo dei piedi ed è… Galera sicura”, si legge in una delle intercettazioni. E ancora: “... Ti giuro sopra i miei figli, non sta mollando! Oh non sta mollando...! Ci dobbiamo informare dove... Vedere dove abita questo qua e lo prendiamo per consumarlo...”. “... Se lo prendiamo lo ammazziamo”.
Queste sono solo alcune delle frasi presenti nell’ordinanza e dirette a Klaus Davi, che nelle carte viene considerato “il giornalista di Gratteri”, procuratore capo di Napoli. In altri passaggi gli viene augurata “una disgrazia” ed è particolare che alcuni degli uomini intercettati abbiano mosso critiche importanti ai “colleghi” che la prima volta hanno individuato Davi mentre li riprendeva, spiegando che “se capitava che c'eravamo noi lo rovinavamo”. Klaus Davi ha da tempo dichiarato guerra senza quartiere alla criminalità organizzata della sua terra, diventandone la nemesi.
Non è la prima volta che il suo nome finisce nelle carte di indagini per minacce concrete provenienti da ambienti della mala, che però non sortiscono alcun effetto sul mass-mediologo, che continua nel suo lavoro di denuncia e di contrasto.