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Ufficialmente commerciante, legato alla malavita lombarda: chi è Gioacchino Amico

L’uomo al centro del selfie del 2019 con Giorgia Meloni ha deciso di collaborare con la giustizia durante la reclusione

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Giorgia Meloni è tornata nel mirino della stampa di sinistra, la “redazione unificata” come l’ha definita in un comunicato social, per un selfie riemerso dal lontano 2019 con Gioacchino Amico, pentito di mafia. Amico, 39 anni, lo scorso gennaio ha deciso di collaborare con la giustizia, promettendo di portare nuove rivelazioni nelle indagini su Hydra, che sta lavorando per smantellare il sistema della criminalità organizzata a Milano. Ufficialmente, lavora come commerciante all’ingrosso di frutta e verdura ma in verità le sue attività vertono su tutt’altro.

“Il mio ravvedimento inizia dopo qualche mese all'interno della struttura carceraria del Pagliarelli. Ho capito che davanti alle sbarre non era la mia vita e quindi avviene un cambiamento”, ha spiegato ai pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane che si occupano di Hydra. Lo scatto che ha fatto riemergere Report risale al febbraio 2019 ed è stato realizzato durante un evento all’Hotel Marriott di Milano in occasione delle successive elezioni del parlamento europeo. Meloni non era ancora premier, era il leader dell’opposizione del governo Conte, e in quegli anni stava coltivando i suoi consensi in crescita e secondo Report quello scatto era utile ad Amico per “accreditarsi, per far vedere fin dove arrivava”.

Non conosceva Meloni e Meloni non lo conosceva, come ha dichiarato lei stessa: si è trattato di una foto come tante, di quelle che i politici, e non solo, scattano agli eventi con chiunque si avvicini per chiedere un selfie. Un incrocio di 30 secondi al massimo durante il quale non si scambiano nemmeno convenevoli: al politico di turno viene piazzato il telefono davanti alla faccia, sorriso di circostanza, e finisce lì. Quando ha scattato la foto, Amico non è ancora indagato per mafia ma ha alle spalle una condanna per ricettazione e alcuni arresti per truffa e associazione a delinquere. Ed è stata smentita oggi la ricostruzione della fonte di Report secondo la quale Amico nel 2018 fosse in possesso di “un tesserino o un accredito speciale” grazie al quale entrava a Montecitorio senza i necessari controlli.

Gli uffici della Camera hanno specificato che “non è mai stato rilasciato alcun tesserino permanente intestato al soggetto citato dalle fonti di stampa”. Secondo gli inquirenti, Amico faceva da mediatore tra il clan Senese, attivo principalmente a Roma, e altri gruppi criminali del sistema “mafioso” emerso con Hydra.

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