Negozi chiusi? "Il cliente vado a cercarlo da solo"

Se la distribuzione lavora a singhiozzo mi arrangio e faccio da me. È quello che si sono detti negli ultimi mesi i contadini italiani

Se la distribuzione lavora a singhiozzo mi arrangio e faccio da me. È quello che si sono detti negli ultimi mesi i contadini italiani. A prima vista l'emergenza virus sembra aver colpito il mondo dell'agricoltura in misura inferiore rispetto ad altri settori. Eppure anche le imprese agricole sono state costrette a individuare nuove strade per fare fronte alla crisi.

Il primo ostacolo è stato quello della logistica e dei canali di vendita messi ko dalla pandemia. Così molti più agricoltori che in passato hanno scelto di vendere direttamente i loro prodotti ai consumatori, marciando sempre più spediti verso una filiera agroalimentare corta e sostenibile. La necessità è emersa nelle settimane del lockdown primaverile e oggi, con la seconda ondata e le nuove restrizioni varate dal governo, è tornata più attuale che mai. Il cambio di passo è già visibile nelle statistiche. Secondo i risultati dell'indagine trimestrale sulle aziende agricole realizzata da Ismea, l'emergenza Covid-19 ha non solo determinato un sensibile aumento del numero di imprese agricole che praticano la vendita diretta, ma soprattutto fatto salire il fatturato legato a questo canale: secondo le previsioni, nel corso di quest'anno supererà la cifra record di 6,5 miliardi di euro. I produttori che nel 2020 hanno scelto di accorciare la filiera, raggiungendo in autonomia il consumatore finale, sono il 21,7 per cento del campione analizzato, percentuale che aumenta di circa il cinque per cento rispetto al 2019 (quando erano il 17 per cento).

Non solo: chi ha adottato la vendita diretta, destina mediamente a questo canale l'82 per cento della produzione aziendale, quota che nel 2019 era ferma al 73,1 per cento. Nel corso di quest'anno, la vendita diretta è diventata così il terzo canale scelto dagli agricoltori, dopo il conferimento alle cooperative, ai consorzi e alle organizzazioni dei produttori (indicato da quasi il 39% per cento di chi ha partecipato all'indagine) e la vendita a grossisti e intermediari commerciali (indicato dal 25 per cento).

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