«Non nomi ma programmi»

«Non nomi ma programmi»

I giorni corrono e le elezioni regionali s’avvicinano. Per Fabio Desideri (Pdl), vice presidente della commissione Urbanistica, è fondamentale porre grande attenzione al programma, perché «il popolo del Lazio ha bisogno di chiarezza».
Desideri, mentre impazza il totonomine, lei spinge sul programma, perché?
«Per il Pdl è importante definire il quadro delle eventuali alleanze e quindi chiarire la proposta politica. Dobbiamo mettere nero su bianco quello che faremo nei primi cento giorni, cosa vogliamo costruire nei cinque anni di governo e cosa progettiamo nel lungo periodo, di cui è indispensabile gettare le basi subito. Noi addetti ai lavori rischiamo di dare molto per scontato. Ergo, è necessario spiegare in maniera semplice il percorso di cambiamento, con attenzione ai moderati».
Il Pdl regionale dovrebbe dimostrare più sensibilità ai valori moderati?
«Ci vuole molta attenzione al mondo cattolico e alla dottrina sociale della Chiesa. Il programma deve tenere conto di ciò, sintetizzando il tutto in una valida proposta di governo. Poi bisognerà dare il via a un ampio confronto sulla rosa dei candidati».
Anche lei pensa a una donna al timone del Lazio?
«Vanno bene sia il fiocco celeste sia il fiocco rosa. Non faccio neanche una questione di età. L’importante è che il candidato scaturisca da un’ampia convergenza. Dovrà essere una persona radicata sul territorio, con esperienza politica e idee chiare, in primis sul federalismo fiscale. Una figura di sostanza. L’esatto contrario di Marrazzo».
Quali saranno, dopo le elezioni, le problematiche urgenti da risolvere?
«Sanità, innanzitutto. Quindi rifiuti, casa, infrastrutture, lavoro. Il Pd e la sinistra hanno chiuso gli ospedali, invece di aprirli. Il caso del San Giacomo è emblematico: è stato prima ristrutturato e poi soppresso».
La Regione ha legiferato per superare la crisi economica?
«Ha approvato una leggina di stampo assistenzialista sul lavoro, al solo scopo di tenere calma la sinistra. E poi tanti annunci senza sostanza. I risultati sono un grandissimo ricorso alla cassa integrazione e il comparto delle pmi con i conti in rosso. Come hanno certificato Confindustria e Federlazio».