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Non può bastare lo spoils system

Con la nascita del governo Meloni l'obiettivo era mettere in discussione questo sistema cercando di costruire una politica culturale non di destra ma da destra

Non può bastare lo spoils system
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I casi di Beatrice Venezi e della Biennale hanno aperto una riflessione nel mondo della destra sul tema della cultura interrogandosi a che punto sia il progetto di costruzione non di una egemonia ma di una politica culturale dopo oltre tre anni di governo. L'antefatto è che a destra, dal dopoguerra in avanti, è esistita una cospicua offerta culturale fatta di scrittori, artisti, intellettuali di valore, ciò che è invece mancato nel secondo Novecento è stata una politica culturale o, per meglio dire, un'organizzazione della cultura. Una situazione che si può riassumere nella formula "tante individualità, poco coordinamento" a causa di uno spiccato individualismo dal lato intellettuale e dal disinteresse verso la cultura (nella convinzione che non portasse voti) da parte della politica. L'esatto opposto della sinistra che ha invece saputo costruire un vero e proprio sistema che ha garantito (e continua a farlo) a uno scrittore che pubblica un libro di usufruire di una rete di recensori, librerie, festival amici, a un regista le società di produzione, a un artista le gallerie e i mecenati. Con la nascita del governo Meloni l'obiettivo era mettere in discussione questo sistema cercando di costruire una politica culturale non di destra ma da destra e si sono ottenuti alcuni risultati come le mostre sul futurismo e Tolkien, il treno della Memoria, la battaglia sul tax credit nel mondo del cinema. Ora, nell'ultimo anno e mezzo di legislatura, prima delle elezioni del 2027, occorre dar vita a una fase due necessaria anche per lanciare messaggi identitari all'elettorato conservatore partendo da un presupposto: il cosiddetto spoil system è condizione necessaria ma non sufficiente per fare una politica culturale. Senza nomine e figure nelle posizioni chiave è difficile poter realizzare una politica culturale efficace ma, al tempo stesso, non si può immaginare di realizzarla senza mettere a sistema chi opera sul campo.

Occorrerebbero strumenti per un maggior coordinamento tra le numerose realtà che svolgono la propria attività tanto a livello nazionale quanto territoriale e che non si riconoscono nella visione politico-culturale della sinistra. L'idea degli stati generali dell'immaginario italiano lanciata a inizio legislatura andrebbe non solo ripresa ma resa strutturale con tavoli di lavoro permanenti in cui coordinare una visione comune.

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