«Non vestirti di cadaveri», l’ultima guerra contro le pellicce

«Non vestirti di cadaveri», l’ultima guerra contro le pellicce

MilanoUn video choc e una nuova legge per combattere il commercio delle pellicce. È partita ieri a Milano la nuova campagna promossa dal movimento «La coscienza degli animali» fondato dall’ex ministro Michela Vittoria Brambilla col professor Umberto Veronesi. Con dati che parlano di un business mondiale che significa sofferenza e morte per 70 milioni di esemplari l’anno. «Non vestirti di cadaveri» è il messaggio a effetto dopo un minuto di video con immagini piuttosto forti che testimoniano la tragedia degli animali allevati, catturati e uccisi per produrre pellicce. Un monito diretto principalmente alle donne, per boicottare un capo di abbigliamento «che non aggiunge nulla al vostro fascino, ma può dire molto della vostra personalità». E così la Giornata mondiale contro le pellicce è stata l’occasione per presentare iniziative per «promuovere modelli virtuosi, interpreti di una nuova tendenza di moda, rispettosa dell’ambiente e degli animali». A cui contribuisce Elio Fiorucci, garante del manifesto della «Coscienza degli animali» e stilista fur free. «In nome di questo capriccio e di questa vanità - ha spiegato la Brambilla - milioni di animali soffrono nelle gabbie degli allevamenti intensivi o sono strappati al loro ambiente naturale e uccisi nei modi più crudeli. Da tempo la pelliccia ha cessato di essere un prodotto funzionale a riparare dal freddo, per diventare puro status symbol. O decorazione e guarnizione per capi d’abbigliamento o accessori». Dunque «nulla di cui non si possa e non si debba fare a meno». Già pronta una proposta di legge da presentare «unitamente a tutti i colleghi che fanno parte del coordinamento per la creazione di un’Italia animal friendly e con il prezioso contributo della Lav» che integra l’articolo 544 bis del codice penale, vietando anche l’allevamento, la cattura e l’uccisione di animali da pelliccia. Violazioni punite con la reclusione da 3 a 18 mesi.
E proprio ieri un carico di 1.800 visoni chiusi in gabbie accatastate l’una sull’altra, senza poter compiere movimenti di sorta e tra gli escrementi, sono stati scoperti nel porto di Bari dalla Lega Antivivisezione (Lav) e dalla polizia stradale in un camion proveniente dall’Olanda e in attesa dell’imbarco per la Grecia. Un viaggio cominciato il 21 novembre con gli animali lasciati senza cibo.

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