Le nuove droghe? Arrivano per posta

Quando l’hanno interrogata Laura, 21 anni (il nome è di fantasia) l’ha ammesso con grande tranquillità, come se parlasse della dieta mediterranea: «La ketamina la prendo quasi ogni fine settimana e la mischio un po’ con tutto. Ormai in giro se ne trova parecchia, senza difficoltà, anche in discoteca. Per 20 euro te ne danno anche 5 grammi. E ti fa sballare forte, ti stacca totalmente dalla realtà, è come se il corpo si allontanasse...Ho provato a mischiarla anche con il mephedrone che ho comprato su internet, il cuore è come impazzito, ma è un’esperienza da rifare».
Le indagini degli investigatori milanesi puntano su stupefacenti venduti in grossi quantitativi, con un vastissimo bacino di consumatori, come cocaina, marijuana, eroina e anche ecstasy. Non ci sono ancora inchieste vere e proprie sulla diffusione delle cosiddette «nuove droghe», sui trend, sulle mode perché non costituiscono veri e propri fenomeni di mercato. Eppure Laura non è una prostituta o una disadattata, ma una studentessa universitaria quasi in pari con gli esami e una discreta media, proveniente da una famiglia della media borghesia milanese. Qualche settimana fa è finita in un ufficio delle forze dell’ordine a raccontare di sé dopo che l’avevano trovata per strada, priva di sensi, evidentemente in preda allo sballo. La ketamina l’aveva appena comprata in un locale, una discoteca nota, di quelle che si definiscono «ben frequentate». E soprattutto questa ragazza non rappresenta un caso isolato, un’eccezione. Piuttosto costituisce un esempio di un problema che, giorno dopo giorno, si sta delineando in tutta la sua gravità. Ragazzini che per moda provano di tutto, si fanno di tutto, non si fermano davanti a niente. Soprattutto a Milano.
«Quando parliamo di droghe purtroppo siamo ancora abituati a pensare alle solite. Anche i genitori che acquistano i test antidroga per capire se il figlio fa uso o no di stupefacenti, fanno sempre riferimento alle stesse sostanze, a quelle tradizionali. E se il test è negativo tirano un sospiro di sollievo. Senza pensare che, tra le sostanze analizzate dal test la ketamina, ad esempio, non c’è. E neanche il mephedrone» sospira Riccardo Gatti, direttore scientifico dell’Ored (Osservatorio regionale dipendenze) e direttore del Dipartimento delle Dipendenze della Asl di Milano che tra qualche settimana, come accade ogni tre anni, pubblicherà i dati sui consumi di droga a Milano.
«Il mercato si va trasformando rapidamente, in particolare per due ragioni - prosegue Gatti -: innanzitutto perché sono cambiati gli usi e i costumi di chi si accosta agli stupefacenti e poi perché il mercato emergente, che sta contrastando quello delle grandi organizzazioni criminali, è quello di internet. Il risultato è che ci sono sempre più sostanze diverse in circolazione - tra cui droghe sintetiche, come il mephedrone che è un concime e farmaci, come la ketamina che è un anestetico - e sempre più droga a basso costo. E Milano, come grande agglomerato urbano, regno di una società orientata ai consumi dove tutto ciò che fa tendenza e viene presentato bene si vende, è all’avanguardia nell’utilizzo di questo mercato. Droghe come la ketamina o il mephedrone rispondono a un bisogno ben preciso. Un tempo chi si drogava lo faceva per avere una vita alternativa a quella normale (la cocaina, per esempio, era la droga della mala), poi si è passati all’assunzione di stupefacenti con effetto dopante, che permettono di ottenere prestazioni diverse da quelle fornite altrimenti. Ora i ragazzi - che nei nostri studi definiamo “nativi digitali”, cioè nati quando internet esisteva già e quindi di età inferiore ai 25 anni - assumono sostanze per alterare in modo profondo il loro stato psico-fisico per un determinato lasso di tempo e poi tornare alla vita normale. Per questo una sostanza vale l’altra. Il problema è che queste nuove droghe, pur non provocando una dipendenza classica come l’eroina, danno sintomi sempre diversi e causano stress talmente forti che non sempre si ritorna quelli di prima».
Secondo i dati forniti dall’Interpol e dall’Osservatorio di Lisbona, nel nord Italia nel 2009 l’utilizzo di questo nuovo tipo di droghe è raddoppiato rispetto agli anni precedenti. Tra questi senz’altro il mephedrone (la droga comprata online da Laura) che viaggia su Internet e sfugge ai controlli perché mascherata sotto forma di concime. I ragazzi la chiamano «meow meow» o «m-cat», ma il governo inglese, che sta stringendo la morsa per metterla al bando, la considera già un fenomeno com’era l’ecstasy negli anni Ottanta: i danni che provoca sul sistema nervoso, sulla psiche e sul fisico sono enormi.
Secondo uno studio della rivista Mixmag sui giovani che frequentano le discoteche milanesi un ragazzo su due ha usato mephedrone. Uno su tre l’ha fatto nell’ultimo mese. Acquistarlo è semplicissimo: basta collegarsi a uno dei centinaia di forum che effettuano spedizioni in tutta Europa, registrarsi inserendo nome e indirizzo, pagare con la carta di credito e aspettare una settimana per trovarsi una bustina nella buca delle lettere. Un grammo costa intorno ai 10 euro e non ci sono rischi perché la sostanza non è ancora stata «tabellata», cioè inserita nella lista delle sostanze stupefacenti. E comunque, nel caso a breve venisse bandita, ci sono già siti che propongono delle validissime alternative.
«L’unica soluzione, per noi che facciamo prevenzione, è lavorare nei posti di lavoro sui 30-40enni, tra i quali ci sono possibili consumatori ma anche molti genitori, educatori, insegnanti - conclude Gatti -. Bisogna aumentare la consapevolezza e la coscienza delle persone, far capire che queste nuove sostanze propongono, come sempre, effetti magici, ma costituiscono il solito vecchio inganno. È incredibile quanti soldi continuiamo a spendere per rafforzare le nostre fragilità».

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