Stiamo vivendo dentro la distopia di una guerra mondiale, geopolitica impazzita, terrore di attentati, civili bombardati, e la povera Ucraina che è passata in secondo piano e continua a essere bombardata da Putin più di prima, e però vi do una piccola notizia astronomica che non c’entra e al contempo c’entra: l’umanità ha modificato davvero l’orbita di un corpo celeste, non per sbaglio, l’ha fatto apposta e con un certo successo. Non vi aspettate un asteroide diretto verso la Terra, una cosa più piccola e che però può avere sviluppi futuri di prevenzione cosmica per non fare la fine dei dinosauri (i quali comunque ci sono stati per 165 milioni di anni, noi come specie dubito arriveremo neppure a un altro migliaio se va avanti così).
Il risultato emerge da una nuova analisi dei dati della missione DART (Double Asteroid Redirection Test) della NASA, la sonda che nel settembre 2022 è stata lanciata deliberatamente contro l’asteroide Dimorphos, il piccolo satellite che orbita attorno a un asteroide più grande chiamato Didymos (oh, almeno stavolta la NASA non ha dato nomi impronunciabili che sembrano password sicure). L’obiettivo era testare una tecnica di difesa planetaria (fa ridere, detta adesso, lo so) molto semplice in teoria: se un giorno un asteroide pericoloso fosse diretto verso la Terra, potremmo colpirlo con una sonda e modificarne leggermente la traiettoria, perché anche una deviazione minima, se avviene con anni di anticipo, può essere sufficiente a evitare un impatto (se non lo vediamo prima siamo fritti in senso letterale).
Subito dopo l’impatto gli astronomi avevano già misurato il primo risultato: l’orbita di Dimorphos attorno al suo asteroide principale era cambiata in modo significativo. Il piccolo corpo celeste ha ridotto il suo periodo orbitale di circa 33 minuti, una variazione molto più grande di quanto gli scienziati si aspettassero, non avevano calcolato la quantità di detriti espulsi dall’asteroide, i quali hanno funzionato come una specie di getto retrospinto nello spazio.
Tuttavia la breaking news è un’altra: secondo una nuova analisi pubblicata sulla rivista Science Advances, l’impatto della sonda avrebbe modificato anche (in modo impercettibile) l’orbita dell’intero sistema Didymos–Dimorphos attorno al Sole, vale a dire che non è stato cambiato soltanto il rapporto tra i due asteroidi, ma la traiettoria dell’intero sistema nello spazio. Gli astronomi stimano che il periodo orbitale attorno al Sole sia cambiato di circa 0,15 secondi, irrilevante su scala astronomica, comunque sufficiente per dimostrare qualcosa di molto concreto: un’azione umana può modificare la dinamica di un corpo celeste nel sistema solare.
Il principio su cui si basa la missione DART è quello del cosiddetto impattatore cinetico. Non si tratta di distruggere un asteroide, come nei film hollywoodiani (non so se avete visto Don’t look up, all’epoca mi sembrava un film distopico demenziale, oggi mi sembra un film neorealista), piuttosto di colpirlo per trasferirgli una piccola quantità di moto, e l’effetto, per capirci, è simile a quello di una pallina da biliardo che ne urta un’altra: la direzione cambia leggermente, e quella piccola deviazione potrebbe bastare a evitare che l’orbita incroci quella della Terra.
Beninteso, idea studiata da decenni, ma DART è stato il primo esperimento reale, e va aggiunto che il bersaglio scelto non rappresentava alcun pericolo per il nostro pianeta (altrimenti rischiavamo di mandarci un asteroide contro da soli, cosa che non mi stupirebbe di questi tempi).
Che dire? Da una parte una dimostrazione tecnologica impressionante: siamo riusciti a modificare la traiettoria di un corpo celeste a milioni di chilometri di distanza.
Dall’altra nelle guerre in corso non riusciamo neppure a intercettare i droni che volano sopra le città. A quanto pare deviare un asteroide è più facile che deviare noi stessi, e vi dirò di più: ce lo meriteremmo, l’asteroide.