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Topi sterili tornano fertili grazie all'mRNA. Uomini e topi e anni di bufale

Lo studio è stato pubblicato su Stem Cell Reports con iltitolo Messenger RNA delivery into Sertoli cells restores fertility to congenitally infertile male mice, firmato, tra gli altri, da Mito Kanatsu-Shinohara e Takashi Shinohara del gruppo di Kyoto

Topi sterili tornano fertili grazie all'mRNA. Uomini e topi e anni di bufale
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L’mRNA: in teoria ne saprebbero qualcosa solo medici, biologi e scienziati in generale, dal Covid in poi, tutti credono di sapere cosa sia, soprattutto i no-vax, che non ne sanno niente, ma qui ci torno dopo. Nel frattempo la ricerca va avanti e, sentite qui, una terapia sperimentale a mRNA ha ripristinato la fertilità in topi maschi geneticamente sterili, correggendo un difetto nelle cellule del Sertoli, quelle che sostengono e regolano la produzione degli spermatozoi. Ok, qualcuno penserà: che ci frega dei topi? Ci frega eccome.

Lo studio è stato pubblicato su Stem Cell Reports con il titolo Messenger RNA delivery into Sertoli cells restores fertility to congenitally infertile male mice, firmato, tra gli altri, da Mito Kanatsu-Shinohara e Takashi Shinohara del gruppo di Kyoto. L’mRNA è stato usato per trasferire una copia sana del gene mancante o difettoso e riattivare così la spermatogenesi. Il risultato, nei topi, è stato il recupero della fertilità e la nascita di cuccioli sani tramite fecondazione in vitro. La parte più interessante è che proprio la breve durata dell’mRNA, la sua natura temporanea, ha aiutato a evitare la trasmissione di tratti genetici indesiderati.

E qui torna in mente il Covid, e tornano in mente soprattutto la quantità di sciocchezze che i Novax hanno ripetuto per mesi (continuano ancora in realtà, fanno solo meno rumore) con l’aria di chi aveva capito il complotto del secolo. Avevano imparato una sigla, mRNA, e da quel momento la pronunciavano come se fosse un’arma biologica ignorando che cosa fosse e cosa facesse.

La bugia più dura a morire era sempre la stessa: “il vaccino modifica il DNA”. Non era vero allora e non lo è oggi. I CDC spiegano ancora in modo elementare che i vaccini a mRNA non entrano nel nucleo della cellula, dove si trova il DNA, e quindi non possono cambiarlo. Per anni si è costruita una mitologia paranoica attorno a una tecnologia che i suoi detrattori non avevano neppure capito nella premessa più semplice, come chi si crede un inglesista magari pure shakespeariano e sa solo “the pen is on the table”. D’altra parte, lo sappiamo, la caratteristica di questi tempi è aver creato in ogni campo una moltitudine di soggetti affetti da bias culturali e da sindrome di Dunning-Krueger (leggono mezza cosa a caso su un argomento e diventano esperti), qui non c’è mRNA che possa correggerli.

L’RNA messaggero è una molecola che porta istruzioni temporanee alle cellule, e queste istruzioni vengono lette, usate, e degradate. Non riscrive il genoma, non resta nel corpo come un alieno sintetico, non trasforma nessuno in un mutante da catena WhatsApp. Anzi, proprio la caratteristica che veniva descritta come una minaccia, cioè la sua natura programmabile e transitoria, si sta rivelando uno dei motivi del suo valore medico. Funziona non perché sconvolge il corpo, piuttosto perché gli dà istruzioni precise per un tempo limitato. L’esperimento sulla fertilità ripristinata nei topi lo mostra molto bene: la forza dell’mRNA, in questo caso, sta proprio nel fatto che non resta, non lascia dietro di sé la caricatura fantascientifica inventata dai somari.

A proposito di somari, sono gli stessi contro i quali si scaglia da anni Roberto Burioni, che contro il bestiario Novax ci ha combattuto davvero, e aveva già affrontato il tema in libri diversi: Il vaccino non è un’opinione sul terreno più direttamente vaccinale, La congiura dei Somari contro la falsa equivalenza tra competenza e ignoranza, e in seguito La formidabile impresa, la medicina dopo la rivoluzione mRNA, che spostava il discorso oltre la pandemia, dentro la trasformazione più ampia della medicina, e l’mRNA aveva un ruolo da attore protagonista e, come si vede, continua a essere centrale.

Per dirne una: nei trial clinici il vaccino personalizzato di Moderna e Merck contro il melanoma con rischio elevato, combinato con Keytruda, mostra nel follow-up a cinque anni una riduzione del 49% del rischio di recidiva o morte, e in generale questa tecnologia è in prima linea contro molte altre malattie (nella newsletter di Burioni su Substack siete aggiornati su qualsiasi novità del campo in tempo reale).

Tornando alla fertilità ripristinata, vale per i topi, ancora non per gli umani, che per me al momento è un vantaggio, meno ci riproduciamo meglio è, non sono un no-vax, sono un no-humans (o meglio un no again humans, siamo già troppi e moriremo tutti, curiamoci noi che ci siamo, per durare un po’ di più).

Al momento la fertilità ripristinata se la tengono i topi (maschi) ma potrebbe presto essere applicata ahimè agli umani, e anche, con la stessa tecnologia, in soggetti femminili. E nel frattempo Robert De Niro e Al Pacino continuano a fare figli a ottant’anni (con donne giovani). Uomini e topi.

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