Michael Aerts, nato in Belgio nel 1979, è un artista con unidea «giovane» dellarte stessa. Intesa come trasformazione, divenire, adattabilità, che deve coinvolgere tutti i sensi, oltre a esprimere un sotteso senso di provocazione. Le sue sculture, in mostra fino al 3 settembre alla galleria Federico Luger (via Domodossola 17, info: www.federicolugergallery.com, telefono 02-67391341, agosto: lunedì-sabato su appuntamento, domenica chiuso), sono la dimostrazione inconfutabile di ciò. Si tratta di sculture, in particolare obelischi a grandezza duomo, quasi modelli per futuri monumenti. Anzi, potrebbero essere tranquillamente definiti «monumenti portatili», da ospitare in un museo, così come in galleria o in esterni. Non è un caso che tutte le opere di Aerts siano dotate di relativa custodia, anchesse esposte: «Per me il contenitore è importantissimo», afferma convinto Aerts, e certamente la «portabilità» dei suoi piccoli monumenti e totem è un punto forte della sua arte. Lautore, infatti, pare totalmente assorbito dalla cultura formato «Ikea», cui egli stesso ammette d'ispirarsi, almeno in parte.
«Io lo disegno - spiega Aerts - poi gli specialisti realizzano un primo modello, che io correggo fino ad arrivare al pezzo definitivo». La custodia, infine, non è dettaglio da poco e consente all'opera di avere una sua completa autonomia, e diventare parte integrante delle performance che Michael Aerts è solito organizzare con le sue sculture.Gli obelischi portatili di Aerts in mostra alla Galleria Luger
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