Occhio alle stelle del nostro domani

Il caso che oggi mi sembra utile riportare si pone tra il penoso e l’irritante. L’ho affrontato con un signore perbene, mai disposto ad alzare a sproposito la voce, insomma un golfista civile e tuttavia, alla fine, negativamente sorprendente.
Prima che cominciasse una gara, cui di recente entrambi partecipavamo, si parlava occasionalmente di regole e lui osservava, peraltro senza alcun intento provocatorio, che «per me la sola autentica e da onorare è questa: andare in buca con il minor numero possibile di colpi. Il resto lo lascio agli arbitri». Credo che, guardandomi, abbia colto una sorta di stupore nei miei occhi. E infatti mi ha subito domandato se aveva detto «qualcosa che non va».
«Caro amico – gli ho risposto – è giusto e ovvio cercare di fare una buca con il minor numero di colpi possibile, ma bisogna vedere come ti comporti dalla piazzuola di partenza all’ultimo putt. Parlo di etichetta, di definizioni e di quelle oltre trenta, articolate Regole di Gioco che, assieme ad appendici e aggiornamenti vari, vanno interpretate e rispettate e sono scritte sul libretto che anche tu dovresti avere e conoscere. Altrimenti, magari, nascono sul campo e fuori delle discussioni che possono soltanto spiazzarti. Oppure tu sul percorso di gara incorri in qualche penalità da te non messa in conto. Oppure… Cos’altro posso dirti?». «Ma dove si trova questo libretto?». «Nelle segreterie di tutti i Circoli è a disposizione dei soci». «Va bene, cercherò il libretto. Ma non ti posso garantire che diventerò uno schiavo delle regole. Per me e ti assicuro per tanti altri il golf è soltanto un motivo di divertimento. Non posso pensare che mi dia il mal di testa».
Che cosa potevo aggiungere a quel punto? Resto in attesa di suggerimenti.

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