Le ong nel Mediterraneo

La Open Arms vuole un porto Ora cerca l'assist dei magistrati

La nave della Ong spagnola è da sette giorni mare con 121 persone a bordo: Italia, Malta e Spagna non vogliono accoglierla. E attacca l'Europa

La Open Arms vuole un porto Ora cerca l'assist dei magistrati

Open Arms è in mare aperto da sette giorni con 121 persone a bordo e né Italia, né Malta, né Spagna hanno intenzione di aprirle i porti. La situazione è in stand-by e non pare che il nodo sia prossimo allo scioglimento. Lo stallo è totale e in queste ore la nave della Ong ha twittato pretendendo di attraccare in un porto sicuro e attaccando frontalmente l'Europa, accusata di girarsi dall'altra parte, incurante delle vite umane in ballo.

"Settimo giorno senza un porto. A bordo, uomini, donne e bambini fragili, traumatizzati da violenze e abusi. Gli stati europei? Dimostrano il loro coraggio voltandosi dall'altra parte. È rimasto ancora qualcuno a difendere i diritti e la vita? Serve subito un porto sicuro", il post social dell’Organizzazione non governativa spagnola, la cui nave sta galleggiando a circa trenta migliora a est dell'isola di Lampedusa.

La linea dura del ministro Matteo Salvini è nota ed è stata rinsaldata dalla fresca approvazione in Senato del suo decreto Sicurezza bis, che tra le tante cose, mette nel mirino proprio le scorribande delle Ong in mare. Ma anche il governo spagnolo e quello maltese fanno muro e fin quando non si troverà la quadra a livello europeo, trovando il compromesso di una ridistribuzione equilibrata dei profughi, Open Arms continuerà a rimanere nel limbo, cullata dalle onde e lontana da qualsiasi porto. A meno che rompa gli indugi e forzi i blocchi, emulando Carola Rackete e la Sea Watch 3.

Il pugno duro del Viminale

"La nave si trova in acque internazionali (zona Sar maltese). La posizione del governo italiano non cambia, anche a fronte del ricorso della Ong alla procura dei minori", è quanto riferiscono fonti del Viminale in merito alla situazione di Open Arms. "La nave è spagnola - proseguono le stesse fonti - e gli immigrati a bordo sono sotto la diretta responsabilità di Madrid. Non si comprende la richiesta alla magistratura italiana, a meno che la Ong non voglia mettere in pratica l'ennesima provocazione per portare gli immigrati nel nostro Paese, magari dopo aver precostituito le condizioni di necessita. Condizioni maturate dopo aver tenuto dei naufraghi in mare aperto per giorni e giorni, come fatto da Carola Rackete prima di speronare una motovedetta della Guardia di finanza".

La Chiesa Valdese tende la mano

Con una lettera indirizzata al remier Giuseppe Conte e al ministro dell'Interno Matteo Salvini il presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei), pastore Luca Maria Negro, e il moderatore della Tavola valdese, pastore Eugenio Bernardini, hanno espresso la disponibilità ad accogliere i profughi soccorsi dalla nave Open Arms lo scorso 2 agosto. "Questo gesto - spiegano i due esponenti protestanti - ha per noi un significato eminentemente umanitario e risponde, oltre che alla vocazione evangelica, all'accoglienza e all'amore cristiano, all'esigenza urgente di portare in salvo persone già provate e colpevoli di nient'altro che sfuggire da guerre e persecuzioni".

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