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Ora anche il Pd scopre il pericolo Di Pietro

Franceschini attacca Di Pietro per le critiche al Quirinale. Lui risponde: "Pensi a fare opposizione". E D'Alema dice: "Basta attacchi volgari". Penati: "Perse troppe tessere". Primarie: Adinolfi si ritira

Ora anche il Pd scopre il pericolo Di Pietro

Milano - È piuttosto "strano" che un partito di opposizione attacchi più il Quirinale che il governo. Dario Franceschini parla a Repubblica Tv e commenta l’iniziativa presa ieri da Antonio Di Pietro di manifestare davanti al Quirinale. "Il presidente della Repubblica svolge una funzione di garanzia, è nella sua discrezione scegliere se mandare messaggi formali o come in questo caso lettere di accompagnamento, ci sono molti precedenti. Napolitano «ha fatto questa scelta, responsabile, con parole molto chiare. Penso che - aggiunge - una forza di opposizione in questo momento non dovrebbe spostare l’attenzione sul presidente della Repubblica".

La replica di Di Pietro "Va bene il rispetto delle istituzioni replica il leader dell'Idv Antonio Di PIetro - ma non accettiamo la codardia e l’accondiscendenza a decisioni contraddittorie e incomprensibili, anche se provenienti dalla più alta carica dello Stato. Il segretario del Pd non si preoccupi del come fa opposizione l’Italia dei Valori, pensi piuttosto a fare un po' di seria opposizione al governo Berlusconi, invece di stare con la maggioranza a spartirsi le poltrone della Rai. Il Pd faccia la sua scelta: se vuole accodarsi all’Udc e rinunciare all’alleanza con l’Italia dei Valori non deve fare altro che dirlo".

Grillo? Non avrebbe vinto L'hanno tenuto fuori dalla porta eppure di Beppe Grillo si continua a parlare - e non poco - dentro al Pd. A tornare sull'argomento è Franceschini: "Non penso che Grillo avrebbe vinto le primarie, le avrebbe trasformate in un’altra cosa perché chiunque, anche di altri orientamenti politici, avrebbe potuto votare per lui". Così il segretario del Pd commenta il rifiuto del Pd di iscrivere il comico genovese al partito. Ma la battaglia di Franceschini è già iniziata. A ogni avversario spetta una certa "dose" di colpi. Il siluro più grande arriva a Bersani: con lui bipolarismo a rischio. 

La pubblicità "In un partito non si entra per demolirlo - prosegue all'attacco Franceschini -. Soprattutto se un mese fa si sono fatte liste contro il Pd, se si dice che si entra in un partito di morti, se si dice che ci sono comitati d’affari peggiori di quelli di Berlusconi". Aggiunge poi il segretario del Pd: "Grande varietà di posizioni nel nostro partito, ma di quelli che ne condividono l’idea. Sennò uno entra, si fa pubblicità e se ne va. Paura? Non penso che avrebbe vinto le primarie, le avrebbe trasformate in un’altra cosa. Il giorno dopo chiunque, anche degli orientamenti politici più svariati si sarebbe candidato per farsi pubblicità".

Niente barriere sui temi etici Secondo il segretario del Pd la candidatura di Ignazio Marino rischia di essere tagliata troppo sui temi eticamente sensibili, temi sui quali "bisogna cercare la strada della sintesi. Se invece si alzano barriere e ci si caratterizza per questo - sottolinea - è pericoloso". Una caratterizzazione evidenziata anche dalla candidatura di Beppino Englaro con la mozione Marino in Lombardia: "Da questo punto di vista la candidatura di Beppino Englaro caratterizza ancora di più Marino".

Conflitto di interessi Franceschini torna su un tema molto caro alla sinistra. Riconosce che non aver fatto la legge sul conflitto d’interessi è stato "un errore" e che "quella norma va fatta". Ma, sottolinea il segretario del Pd, "Berlusconi va sconfitto politicamente. Non si sconfigge con le regole".

Primarie, niente lacerazioni "Deve esserci - auspica Franceschini - un confronto democratico molto trasparente. Non è che possiamo invidare le primarie americane, dove delle volte se le danno ma poi si mettono insieme quando uno vince e l’altro perde come è stato per Obama e la Clinton. È inutile invidiarle e poi temerle. Il confronto ci può essere, anche con delle asprezze, sempre mantenendo però una voce unica come opposizione". Secondo il leader del Pd, quindi, "non bisogna temere scissioni o lacerazioni".

"Con Bersani bipolarismo a rischio" In un’intervista al Corriere  Franceschini fa capire che l’eventuale vittoria di Bersani alla segreteria del partito metterebbe a rischio il bipolarismo. "Io prendo un impegno: garantire che questo schema (bipolare ndr) sopravviva a Berlusconi. Invece a volte ho l’impressione che, se questo schema non si consolida, possa scattare un meccanismo per cui, finito Berlusconi, la politica italiana si rimette in moto su binari antichi e, attraverso cambi di legge elettorali o attraverso scelte politiche, torni uno schema in cui le maggioranze e i governi non sono più decisi dagli elettori ma sono variabili e mobili".

Adinolfi si ritira: appoggio Franceschini Il blogger Mario Adinolfi ritira la sua candidatura alla segreteria del Pd e annuncia il proprio sostegno a Franceschini. "Sono contento di annunciare che per questa campagna congressuale e spero anche dopo darò una mano al tentativo di Francschini di rinnovare e dare forza ad nuova idea di Pd. Ritiro la mia candidatura".

E D'Alema dice a Di Pietro: basta "Da membro dell’opposizione, trovo sinceramente che indirizzare l’attacco, in modo pretestuoso e anche volgare, contro il capo dello Stato, è semplicemente un modo per aiutare il governo e il presidente del Consiglio a sollevarsi dalle proprie responsabilità". Lo ha detto Massimo D’Alema a margine della presentazione di un libro al Gabinetto Vieusseux di Firenze aggiungendo di sperare «che l’onorevole Di Pietro la smetta". Secondo D’Alema il problema degli attacchi al Capo dello Stato, quindi, non riguarda i rapporti tra il Pd e l’Italia dei valori ma "riguarda la necessità per tutti di rispettare il ruolo del Capo dello Stato, nel suo ruolo istituzionale, ma anche il modo in cui concretamente il presidente Napolitano lo sta esercitando, con grande equilibrio e anche con grande rispetto formale e sostanziale delle norme e dei principi democratici". D’Alema ha quindi sottolineato come anche nell’Idv, tra l’altro, "cominci a sorgere qualche dubbio e qualche riserva su questa condotta".

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