Ora sbarcano in Corsica: i respingimenti funzionano

Gli odiosi parassiti chiamati scafisti, il fetido catorcio che scarica sulla spiaggia isolata un’umanità derelitta di 124 creature, tra loro 29 donne e 38 bambini, l’arrivo delle guardie e il ricovero in una palestra per il soccorso e l’identificazione. Un film che noi vediamo e rivediamo ormai dai primi anni Ottanta, da quando il maresciallo di Lampedusa sentì bussare alla porta e si trovò davanti un essere affamato, disidratato e miserabile, capace solo a gesti di chiedere un aiuto. Da quel giorno ne sono arrivate moltitudini, di tutte le razze e di tutte le disperazioni.
Stavolta il solito film si apre con un colpo di scena: gli ultimi della terra non vengono scaraventati a calci sulle coste italiane, ma in Corsica, tra Bonifacio e Pianottoli. Per gli abitanti del luogo, è una novità assoluta. Per i francesi, che sull’isola mantengono la sovranità, è la scoperta di un problema finora soltanto orecchiato, snobbato, rimosso. Come noto, la sensibilità europea sulla biblica questione dell’immigrazione si risolve in una politica siffatta: i greci e gli spagnoli sparano fucilate, gli altri si voltano dall’altra parte, per il resto se la vedano gli italiani...
Forse, la musica cambia. Forse, la disperazione del mondo non è più un affare privato degli italiani. Siamo solo ai primi segnali, come quel giorno di tanti anni fa sull’isola di Lampedusa, davanti alla caserma del maresciallo. Ma potrebbe essere l’inizio di una lunga storia: finalmente, per il bene di tutti, una storia comune all’Europa nel suo insieme, non una seccatura da lasciare in carico a chi tocca. Perché finora si sono rivelati tutti bravissimi nell’insegnarci cosa fare e soprattutto cosa non fare, ci hanno spiegato quanto sia disumana la Bossi-Fini, ci hanno censurati per le condizioni igieniche nei centri di accoglienza, ci hanno accusati di crudeltà a Rosarno, ma muovere un dito per darci un aiuto, concretamente, collegialmente, neanche a parlarne. Se la vedano gli italiani: è affare loro, se sbarcano da loro.
Ecco, adesso non sono più affari nostri. Non solo. Per quanto discussa e disprezzata, la politica dei respingimenti e degli accordi bilaterali con i Paesi nordafricani sta producendo evidentemente qualche risultato. Se i pidocchi che conducono le società per azioni degli sbarchi ritengono di doversi cercare nuovi approdi, più sicuri e più tranquilli, una deduzione appare quanto meno logica: significa che nel loro vissuto culturale, nella loro strategia aziendale, l’Italia non è più vista come una destinazione ideale. Lo sappiamo come ci hanno sempre dipinti questi fondi di galera parlando con i loro sventurati passeggeri: vai in Italia, lì non ti cerca nessuno, e anche se ti trovano nessuno ti rimanda indietro. Il tam-tam dei tagliagole, per anni, ha utilizzato questa formidabile leva di marketing, convincendo l’inerme clientela che una volta messo piede su una spiaggia italiana nessuno ha più niente da ridire. Benvenuti nel Club Med dei migranti.
Cosa può essere successo: probabilmente, il tam-tam sta cambiando lo spot. Italia? Sì, certo. Però è una piazza che sta diventando difficile, questi italiani si sono messi in testa di istituire qualche regola e di fare qualche controllo. Grattacapi, per gente che deve tenere su il fatturato. Eccoli allora, sensibili come nessuno alle tendenze del mercato, dirottare verso nuove destinazioni. La Spagna spara, la Grecia spara, l’Italia rompe l’anima: tutti a bordo, si punta verso la Corsica. Lì, per il momento, ancora non hanno capito bene...
Certo può essere soltanto un errore di percorso. Ma se davvero è l’inizio di una lunga storia, come è toccata a noi dopo quella volta del maresciallo di Lampedusa, i francesi sono attesi a una bella prova. Già qualche tragico assaggio di clandestinità via mare è toccato loro nel 2001, con il tremendo naufragio della nave cargo al largo di Saint Raphael, 900 i profughi curdi sulla bagnarola. Ma è comunque vero che finora i grandi traffici di merce umana hanno seguito rotte molto diverse. Quasi tutte verso il Paese del sole, delle veline e dell’impunità. Spiaggia libera e tanta comprensione. Qui, dove vige l’accoglienza parolaia e cialtrona. Qui, dove nessuno chiede chi sei, da dove vieni, e soprattutto cosa fai. Qui, dove non si nega un tugurio a nessuno...
Adesso, forse, chissà, si apre un altro film. L’Italia si sta facendo complicata, dannazione a questa novità dei flussi controllati. Il mercato impone la diversificazione. Tocca alla Corsica. Hai visto mai che anche lì ci mettano trent’anni, prima di chiedersi qualche perché.
Per noi, pionieri e titolari della cattedra, si aprono prospettive interessanti. Ora vediamo che dice la Corsica alla Francia (probabilmente la stessa cosa che diceva Lampedusa a Roma: aiuto). Vediamo che dice la Francia all’Europa (probabilmente la stessa cosa che diceva l’Italia all’Europa: aiuto). Comunque, bisognerà parlarne tutti. E questa, innegabilmente, per l’Italia è una buona notizia. Non perché male comune mezzo gaudio. Nessuno vuole che il male sia comune. A noi basta che sia comunitario.
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