MA ORA SERVE UN ALTRO PASSO

L’accordo raggiunto ieri tra banche e imprese che prevede una moratoria sui debiti è un buon accordo. Gli effetti pratici saranno tutti da verificare. Ma la strada è quella giusta. L’intesa, banalizzandola, prevede che le piccole e medie imprese italiane possano, come ha detto Tremonti, avere un po’ di ossigeno finanziario. I clienti non pagano, il fatturato scende, le banche incalzano: da qualche parte si deve fermare l’emorragia. Intorno ad un tavolo si è trovata una soluzione temporanea. Le banche chiuderanno un occhio e posticiperanno di qualche mese la rata del mutuo in conto capitale: si tratta della parte grossa. In più, sul fronte della liquidità di tutti i giorni, le imprese si potranno scontare le fatture e avere più tempo per coprire l’esposizione in banca. Perfetto.

L’accordo, come dicevamo, ha però un significato che va oltre la sua tecnicalità. Innanzitutto dimostra come non sia necessario spendere quattrini pubblici per cercare di dare una mano al mercato. Anche piccoli provvedimenti possono aiutare. In secondo luogo si riconosce una specificità alla crisi che investe le piccole e medie imprese. Sono le meno tutelate dalle banche, ma nel contempo sono le più penalizzate dai ritardi nei pagamenti (dalla pubblica amministrazione ma anche dalla grande impresa, è vero Signora Marcegaglia?). Infine si deve iniziare a pensare che il mercato e l’economia non sono un gioco a somma zero. È sbagliato contrapporre il bene delle banche a quello delle piccole e medie imprese. Hanno ragione i banchieri a temere il cattivo credito, soprattutto in un momento di rallentamento dell’economia. Centralizzare dunque un accordo che sgombri il campo da una contrapposizione controproducente per tutti, è un’operazione di salute pubblica. Faranno bene le banche a dare seguito operativamente all’accordo. Così come farà bene il governo a riconoscere, per questo impegno, qualche sconto fiscale alle banche. Questa disponibilità benvenuta di Tremonti dovrebbe tradursi in un analogo atteggiamento verso le piccole e medie imprese. Il governo ha già fatto qualcosa con le misure per la patrimonializzazione e la Tremonti ter. Ma dovrebbe seguire lo spirito di ieri. Anche in campo fiscale sarebbe necessario sedersi attorno ad un tavolo e ragionare con le piccole e medie imprese su come rendere più leggero il loro obbligo tributario.

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