Gli «Osservatori» del Vaticano spiano il Paraguay per Lippi

Sul giornale della Santa Sede lettera di un gesuita del ’700 svela il gioco indigeno. Buone notizie su Pirlo: risonanza ok. E il ct: «Idee chiarissime su come affrontarli»

«Ho le idee chiarissime sullo schieramento». Marcello Lippi non è certo il tipo da seminare dubbi o perplessità e non serve pedinarlo nelle esercitazioni di queste ore in Sud Africa sul prato di Centurion per decifrare il suo schema principe da disegnare alla prima occasione utile, lunedì sera, contro il Paraguay. «Quando parlo con i miei giocatori, dico loro che cercherò con tutte le mie forze di trasmettere quello che mi passa dal cuore e dal cervello» è una delle sue espressioni più colorite che raccontano del feeling che si è realizzato tra il Ct e il suo gruppo, sintonizzati sin dal primo giorno del raduno al Sestriere.
Le idee chiarissime passano attraverso l’appello degli infortunati che tengono in ansia lo staff medico del club Italia, tanto da spingere il suo responsabile, Enrico Castellacci, ad ammettere il ricorso «a una terapia aggressiva» per tentare di recuperare Pirlo in tempo utile per il terzo appuntamento mondiale, con la Slovacchia, giovedì 24 giugno. É l’unico salvagente a cui restano aggrappati quelli della Nazionale: senza finirebbero, prima o poi, molto più prima che poi, per annegare miseramente. E così si giustificano le otto ore scandite da ultrasuoni, massaggi e piscina, cui viene sottoposto il polpaccio del rossonero dal giorno del suo sbarco in Sud Africa. Ore d’impegno premiate quando, in serata, ecco arrivare l’annuncio firmato dallo stesso Castellacci: «L’esito della risonanza magnetica è stato confortante». Per cui confortati tutti, squadra, giocatore e ct e anche i milanisti, visto che in via Turati, prima della bella notizia, il commento sfuggito era stato «speriamo non ce lo rovinino». Quindi e ricapitolando: Pirlo sottoposto a terapia aggressiva, Camoranesi sulla strada del ritorno alla discreta condizione, Marchisio che lavora a parte, ecco il quadro completo da cui non si può prescindere.
Le scelte di Lippi sono orientate da due fattori: il bollettino dei medici da un canto e il resoconto dei suoi “spioni” sul conto del Paraguay, descritto dall’Osservatore romano addirittura come la vera culla del calcio mondiale. «Non lanciano la palla con le mani, ma con la parte superiore del piede nudo, passandola e ricevendola con grande agilità e precisione»: ecco il brano di una lettera scritta da un missionario gesuita che lavorava in una delle reduciones costituite dalla Compagnia di Gesù nel diciassettesimo secolo per salvaguardare gli indios del Paraguay e che testimoniano le origini del calcio in America Latina. Ct avvisato mezzo salvato. Dopo aver letto con attenzione le relazioni dei suoi osservatori, Lippi ha raggiunto un paio di conclusioni. La prima è che bisogna blindare il quartetto difensivo portando Chiellini sul centro, e lasciando al solo Maggio, a destra, il compito di abbandonare la trincea: la seconda è che a sinistra, laddove il Paraguay non gode di grandi sorveglianti, bisogna decidere bene se puntare sull’agilità di Di Natale o sulla fisicità di Iaquinta.
Le idee chiarissime prevedono allora un ballottaggio tra due moduli non molto diversi tra loro: il primo è il 4-3-3 classico, provato già contro il Ghana nell’apertura del mondiale targato 2006; il secondo è quello più volte sperimentato al Sestriere, il 4-2-3-1. Qui la differenza sostanziale è una sola: la presenza di Palombo nel centrocampo a tre, rimpiazzato da Marchisio nel caso invece di disegno più marcatamente offensivo. Infatti Montolivo, De Rossi, Camoranesi, Gilardino non cambiano, altrettanto dicasi per la linea difensiva.
Su una scelta, Lippi non è disposto a tornare indietro: Riccardo Montolivo promosso vice-Pirlo con buoni voti la sera dell’amichevole con la Svizzera, a Ginevra. Lui stesso, il giovanotto, si è detto pronto e rodato dall’esperienza in Champions che tra l’altro gli ha consentito di misurarsi, con discreti risultati, con Gerrard, capitano del Liverpool oltre che della nazionale inglese. «Questo ruolo me lo sono sentito cucito addosso» è stato il suo giudizio postumo, raccontato in sala-stampa a Centurion nel giorno in cui molti azzurri, con Zambrotta in testa, si sono concentrati sul clima ostile oltre che scettico creato intorno al club Italia. «Le critiche ci uniscono, veniamo fuori alla grande in queste condizioni» la convinzione di Zambrotta, trattato come uno “bollito” da Leonardo (gli sono stati preferiti puntualmente Abate e Antonini) nel Milan e come un veterano ancora in palla in azzurro.

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