Nel 1999 l’Unesco ha istituito la Giornata mondiale della poesia per il 21 marzo. Non è un caso: spesso, ma non sempre, la primavera inizia in questo giorno o a ridosso di questo giorno. Poesia e primavera, natura e versi, sono concetti spesso andati a braccetto. Da Pavese a Shakespeare, passando per Tagore, tantissimi poeti immortali si sono cimentati su questi temi. Per cui, qui di seguito sono state scelte 6 poesie che celebrano la primavera e la natura, che parlano di vita - anche se un paio sono a base di black humor.
Canzoniere della morte
Non bisogna lasciarsi ingannare dal titolo: il suo autore, Salvatore Toma, è stato un poeta della vita, in tutte le sue forme. Come d’altra parte suggeriscono alcuni suoi versi, quasi un manifesto della sua arte: “Se si potesse imbottigliare l'odore dei nidi, se si potesse imbottigliare l'aria tenue e rapida di primavera se si potesse imbottigliare l'odore selvaggio delle piume di una cincia catturata e la sua contentezza, una volta liberata”. Il titolo della raccolta, “Canzoniere della morte”, si deve alla curatrice Maria Corti, che fece uscire la silloge per Einaudi diversi anni dopo la morte dell’autore. Tuttavia il “bestiario salentino” di Toma è permeato da profondo amore per la natura.
Vuoto d’amore
Alda Merini era nata il 21 marzo 1931. In “Vuoto d’amore” c’è proprio una poesia che cita il suo compleanno: “Sono nata il ventuno a primavera ma non sapevo che nascere folle, aprire le zolle potesse scatenar tempesta. Così Proserpina lieve vede piovere sulle erbe, sui grossi frumenti gentili e piange sempre la sera. Forse è la sua preghiera”. La lirica gioca sul luogo comune della follia associata al mese di marzo, ma poi cede il passo alla visione della dea, che emergendo dagli inferi a primavera modifica la natura, tra erbe nuove e pioggerelle.
Fotografie del mondo andato
Lawrence Ferlinghetti è un poeta talvolta associato alla Beat Generation - ma in realtà, a parte l’utilizzo libero del verso, l’autore era ben oltre. Tra i suoi vari componimenti, contenuti in “Fotografie del mondo andato”, c’è questo divertente inno alla vita: “Il mondo è un gran bel posto per nascerci se non vi dà fastidio che la felicità non sia sempre poi tutto ’sto spasso se non vi dà fastidio un pizzico di inferno di tanto in tanto proprio quando tutto fila liscio perché perfino in paradiso non stanno sempre lì a cantare”. Ma attenzione a leggere la poesia fino alla fine, perché il finale è condito di black humor che invita alla riflessione.
Non vorrei crepare
C’è del black humor e si parla delle bellezze della vita anche nel componimento “Non vorrei crepare” del poeta francese Boris Vian, presente in diverse sillogi dell’autore pubblicate anche in Italia. Ne viene trascritta solo un pezzetto perché è molto lunga, ma vale la pena trovarla integralmente e leggerla insieme alle altre di Vian: “Non vorrei crepare Prima che abbiano inventato Le rose eterne La giornata di due ore Il mare in montagna La montagna al mare La fine del dolore I giornali a colori La felicità dei ragazzi E tante cose ancora Che dormono nei crani Degli ingegneri geniali Dei giardinieri allegri Di socievoli socialisti Di urbani urbanisti E di pensatori pensierosi Tante cose da vedere Da vedere e da sentire Tanto tempo da aspettare Da cercare nel nero”.
Quando primavera è nell’aria
Oscar Wilde è maggiormente noto per essere l’autore de “Il ritratto di Dorian Gray” e diverse fortunate commedie vittoriane. Non tutti sanno che però è stato un pregevole autore di fiabe e di poesie. Tra esse, nelle sillogi pubblicate in Italia, c’è un inno al calore della primavera: “Pieno inverno: il contadino vigoroso Trasporta le fascine della legnaia gelida e batte i piedi contro il focolare. Sul fuoco che langue getta i ceppi freschi e ride perché la vampata spaventa i suoi bambini. Eppure, primavera è nell’aria Cinta di erba gioia, verde sorridente. E avanti indietro per il campo va il seminatore e dietro a lui ridendo un ragazzino spaventa i corvi Rapaci, coi suoi strilli. Allora il castagno si veste Splendidamente, e sull’erba si piega il fiore cremoso In eccesso odoroso”.
Tulipani e camini
Chiude questa lista il poeta statunitense E.E. Cummings.
Anch’egli ha scritto della primavera, delle attese febbrili che la nuova stagione comporta, della delicatezza: “La primavera è come una mano forse (uscita con attenzione dal nulla) che organizza una finestra, in cui la gente guarda (mentre guarda dispone e cambia posto con cura qui una cosa strana là una conosciuta) e cambia tutto accuratamente la primavera è come un forse Mano in una finestra (con attenzione avanti e indietro muove nuove e vecchie cose, mentre le gente guarda attenta lo spostamento di un forse frazione di fiore qui posta un pollice di aria qui) e senza rompere nulla”. Il componimento è contenuto nel libro intitolato “Tulipani e camini”, un binomio fatto di contrasti e di immagini evocative.