Paleontologia, il Neanderthal provava compassione e non è del tutto estinto

Una ricerca americana dimostrerebbe che i nostri «cugini» meno evoluti si prendevano cura dei loro simili più vulnerabili, uno studio tedesco proverebbe che l'homo sapiens euroasiatico conserva tuttora il loro patrimonio genetico

Gli uomini di Neanderthal non erano dei bruti senza cuore, bensì avevano un profondo senso di pietà e compassione verso il prossimo, soprattutto verso i più vulnerabili. È quanto emerge da una ricerca di un'equipe dell'università di York che ha scoperto che alcuni gruppi di Neanderthal che vivevano in Europa tra 500.000 e 40.000 anni fa si prendevano cura dei malati e dei feriti.
Secondo gli studiosi, che hanno pubblicato la loro ricerca sulla rivista «Time and Mind», la scoperta dimostra che l'interdipendenza tra i diversi individui di queste comunità, che cacciavano e mangiavano insieme, portò alla nascita di un senso di impegno e cura nei confronti degli altri.
I ricercatori hanno esaminato alcuni resti archeologici e scoperto che un bambino affetto da una malattia cerebrale congenita non era stato abbandonato ed era sopravvissuto invece fino a cinque o sei anni di età. Un adulto che non vedeva da un occhio, con un braccio non completamente sviluppato e piedi deformi era sopravvissuto per due decenni.
Gli studiosi del dipartimento di Archeologia dell'università hanno quindi sviluppato un modello in quattro parti che ripercorre l'evoluzione di sentimenti come l'empatia negli antenati dell'uomo. Secondo i ricercatori l'Homo erectus iniziò a provare compassione - un'emozione regolata da un pensiero razionale - circa 1,8 milioni di anni fa. La cura dei malati mostra l'esistenza di compassione, mentre il trattamento speciale dei morti dimostra lo sviluppo del senso di lutto per la scomparsa dei propri cari e il desiderio di consolare gli altri. Negli esseri umani, a cominciare da 120.000 anni fa, la compassione ha iniziato a estendersi verso gli sconosciuti, gli animali, gli oggetti e i concetti astratti.
Le più recenti ricerche in campo genetico di team di scienziati dell'istituto di Antropologia di Lipsia suggeriscono che un'ibridazione fra uomo di Neanderthal e Homo sapiens ebbe luogo nel Vicino Oriente all'incirca tra 80.000 e 50.000 anni fa, e si pensa che gli esseri umani di discendenza euroasiatica condividano tra l'1 e il 4% del patrimonio genetico dei Neanderthal. Ciò significa che, tecnicamente, la specie non si è totalmente estinta, in quanto una piccola parte del suo bagaglio genetico sopravvive ancora oggi negli euroasiatici.

Siccome tali tracce genetiche sono presenti negli euroasiatici e nei nativi americani ma non negli africani, ciò suggerisce che l'ibridazione ebbe luogo ai primi stadi della migrazione della specie umana fuori dall'Africa, presumibilmente quando venne a contatto con i Neanderthal che vivevano nel Medio Oriente, circa 80.000 anni fa.

Commenti
Disclaimer
I commenti saranno accettati:
  • dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
  • sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica