"Così ce ne andiamo in carcere": l'intercettazione choc in ospedale

L'accusa è truffa aggravata continuata e falsità ideologica aggravata. Nell’inchiesta sono coinvolti 15 indagati tra medici e infermieri dell'ospedale Civico di Palermo

"Così ce ne andiamo in carcere": l'intercettazione choc in ospedale

Dopo il blitz del Nas all'ospedale Civico di Palermo, che ha portato ieri, all'arresto del primario di Neurochirurgia, di due infermieri e un agente di commercio emergono nuovi inquietanti dettagli. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di truffa aggravata ai danni di ente pubblico, falsità ideologica aggravata commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, abuso d'ufficio. L'indagine del Nas dei carabinieri di Palermo è partita nel 2015. Ai domiciliari sono finiti Natale Francaviglia, direttore dell'Unità complessa di Neurochirurgia dell'ospedale Civico di Palermo; Santo Montemurro e Michele Bruno, rispettivamente ex coordinatore infermieristico del reparto, e infermiere; Francesco Tarallo, agente di commercio della "Servizi medicali srl" di Palermo, azienda coinvolta nella truffa.

In una delle tante intercettazioni, come scrive il Giornale di Sicilia - si sente la voce del caposala: "Noialtri ce ne andiamo in carcere così" e poi s'immaginava le domande del Nas e diceva all'infermiere: "Mettiamo che ci facessero questa domanda i Nas… Giochiamo ai Nas!". Lo stesso caposala, il 18 ottobre, è stato sorpreso, in un'altra intercettazione, a prendere accordi con un altro agente, che sembrerebbe voler favorire in vista di un nuovo appalto. Insomma gli stessi indagati erano consapevoli della truffa che stavano perpretando ai danni del sistema sanitario nazionale.

Secondo quanto emerso dalle indagini Francaviglia, con la collaborazione di altri medici ed infermieri, faceva bypassare ai propri pazienti privati, paganti, le liste d’attesa per gli interventi chirurgici, facendoli figurare come se avessero seguito le normali procedure istituzionali di ricovero. "È solo la punta dell'iceberg di un sistema diffuso e c'è da ritenere che le indagini della Procura e l'azione del Nas non si fermeranno - sostiene il Cimo, il sindacato dei medici -. Il sistema dei ricoveri paralleli è un regalo fatto a quei primari che, effettuando attività privata, possono successivamente chiamare i propri pazienti scavalcando le liste d'attesa predisposte. La pervicace ostinazione della direzione aziendale a non centralizzare liste d'attesa è funzionale proprio a tale sistema. Il sindacato punta il dito contro "la scelta dell'attuale direzione generale di mantenere al loro posto vecchi primari garanti di un sistema che vede l'uso della res pubblica a fini privatistici e particolari, impedendo di fatto un reale rinnovamento, ma anche permettendo che si calpestassero i diritti di dirigenti medici che a norma di legge e di contratto sarebbero potuti subentrare. Ancora una volta - conclude il Cimo - siamo di fronte alla triste dimostrazione della mancanza di volontà politica nell'intervenire per correggere dall'interno un sistema malato".

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