I medici di famiglia chiudono gli studi: ricette solo via mail

La paura di contrarre il Coronavirus è troppo alta ed alcuni medici di famiglia di 10 comuni in provincia di Palermo hanno deciso di chiudere i loro studi. Potranno essere contattati solo per "urgenze" e le ricette le invieranno esclusivamente "via mail"

Preoccupati di contrarre il Coronavirus come già capitato ad altri loro colleghi in giro per l'Italia, alcuni medici di famiglia siciliani hanno deciso di chiudere i loro studi. Le ricette saranno inviate tramite posta elettronica.

È questa la sitazione attuale che riguarda dieci comuni della provincia di Palermo. Come riportato dal GiornalediSicilia.it, la comunicazione è arrivata attraverso una nota e riguarda i medici del "Distretto 37" di Termini Imerese e gli assistenti di studio. I medici hanno annunciato che provvederanno soltanto a rispondere alle urgenze e che le ricette saranno inviate via mail.

Le motivazioni

La decisione riguarda i comuni di Termini Imerese, Aliminusa, Caccamo, Caltavuturo, Cerda, Montemaggiore Belsito, Scillato, Sciara, Sclafani Bagni, Trabia. La motivazione comune dei camici bianchi riguarda le "condizioni proibitive" nelle quali operano.

"Ad inizio febbraio 2020 si è cominciato a parlare di Coronavirus anche con un po' di ironia - dichiarano - a fine febbraio la situazione si è fatta sempre più grave e complicata, più che per noi, per chi doveva iniziare a gestire l'emergenza, sia a livello nazionale, regionale, provinciale e locale".

Stando a quello che hanno comunicato, la decisione intrapresa è figlia della confusione che si è creata in Italia nel momento in cui l'emergenza si è fatta sempre più imporante. "È da fine febbraio 2020 - aggiungono - che ci dibattiamo in una giungla di numeri da chiamare al bisogno (1500,112,118) non sempre attivi fra normative varie, che cambiavano e cambiano nell'arco di una giornata o anche meno, fra flow chart (diagrammi di flusso, ndr) più o meno improvvisate e poco veritiere nello gestire l'emergenza, fra zone colorate, dal rosso all'arancione ed, in ultimo, l'Italia è stata catalogata come 'zona protetta', fra schede di autodenuncia ed altri tipi di schede, anche queste mutanti a mo di camaleonti, e così seguitando".

"Soli con noi stessi"

Nella nota, i medici allargano le braccia e dicono di essere sprovvisti degli strumenti di sicurezza: "Non siamo stati dotati di materiale idoneo (guanti, mascherine, occhiali e quant'altro) per fronteggiare l'emergenza. Siamo rimasti in trincea, soli con noi stessi ed in data 11/03/2020 è arrivata la notizia del decesso del collega Roberto Stella di Varese, che aveva contratto sul campo il Covid-19 ed era ricoverato in terapia intensiva".

Da qui, la decisione di chiudere gli studi: "Noi non vogliamo essere eroi, ma solo medici attenti e professionali, e, curare i nostri assistiti, ma, per fare ciò, dobbiamo essere messi in condizione di lavorare in modo più decente, ma, soprattutto, più sicuro per la nostra incolumità fisica".

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