In Sicilia spese pazze per mangiare: 177 milioni in più della media

Con le festività natalizie si sa si è più inclini a spendere qualcosa in più per addobbare la tavola, ma in Sicilia si è arrivati alla cifra record di 435 milioni di euro

Per la Sicilia la spesa in prodotti artigianali, rintracciabili tra prodotti da forno, prodotti a base di cereali, salumi, prodotti lattiero-caseari, olio di oliva, dolci e gelati, condimenti e bevande alcoliche, intercettabile dal sistema di offerta delle imprese artigiane, nel 2019 ammonta a 435 milioni di euro. La notizia di per sé fa sorridere, se si pensa che l'isola spende più delle altre regioni per mangiare sotto le festività natalizie. "I nostri artigiani del gusto utilizzano materie prime e metodi di produzione che evidenziano il legame con il territorio - dice Giuseppe Pezzati, presidente di Confartigianato Imprese Sicilia -. Grazie alla loro attività si mette in moto, in questo periodo di feste in particolar modo, l'economia del settore. Il food siciliano piace e piace anche all'estero nonostante si sia registrata una frenata nell'ultimo periodo. Secondo i dati del nostro Osservatorio, Ragusa in particolar modo è in crescita per quanto riguarda la domanda estera. Numeri, sacrifici, passione artigiana che tengono alta la bandiera del food regionale nel mondo".

Se Ragusa sorride, le altre province non riescono a cogliere i segnali positiv. A determinare principalmente la dinamica negativa dell'export del food made in Sicilia verso i mercati europei è il calo a doppia cifra delle vendite verso Spagna (-30,2%) e Paesi Bassi (-21,2%); mentre fa da traino all'incremento rilevato sui mercati Extra UE la crescita delle esportazioni verso Cina (+20,5%) e Stati Uniti (+9,2%). Al primo semestre del 2019 in sei territori su nove, con peso sull'export totale regionale superiore all'1%, si osserva una crescita della domanda estera, diversamente dalla media regionale (-1,0%), per Ragusa (+12,8%), Catania (+3,1%), Messina (+2,1%) e Trapani (+1,4%). A registrare una propensione all'export del settore più elevata troviamo: Trapani (1,96%), Ragusa (1,94%), Messina (1,29%) e Agrigento (1,16%). I prodotti alimentari dell'Isola maggiormente richiesti dagli acquirenti esteri sono frutta e ortaggi lavorati e conservati (29,5% del totale export alimentari e bevande), altri prodotti alimentari (23,1%), oli e grassi vegetali e animali (6,7%) e pesce, crostacei e molluschi lavorati e conservati (5,1%).

All'export di questi prodotti nel mondo contribuisce principalmente Catania, che realizza il 59% dei ricavi ottenuti dalla vendita di dolci, torte, pasticcini, pane, fette biscottate, biscotti, paste alimentari, di cuscus e di prodotti farinacei simili; seguono Ragusa (12,2%), Trapani (12,2%) e Palermo (8,6%). Al 30 settembre 2019 il settore dell'artigianato alimentare conta 10.050 imprese, all'11,5% delle 87.499 imprese dell'artigianato alimentare presenti in tutta la penisola, in diminuzione dell'1,2% nell'ultimo anno, in linea con la dinamica complessiva rilevata per l'intero comparto artigiano (-1,4%).

Valutando l'andamento nell'arco di cinque anni, le imprese dell'artigianato alimentare registrano un calo dello 0,8%, flessione decisamente meno intensa rispetto al -7,8% del totale artigianato e alla dinamica negativa rilevata dal 2014 al 2019 per l'artigianato alimentare a livello nazionale (-3,8%). Queste imprese si concentrano principalmente nelle province di Catania (2,6% delle imprese artigiane alimentari dell'Isola), Palermo (2,3%), Messina (1,6%), Agrigento (1,1%) e Trapani (1,0%). Nell'ultimo anno a registrare una tenuta di queste imprese, con variazioni tendenziali prossime a zero, sono: Siracusa (0,0%), Ragusa (-0,1%) e Messina (-0,2%). Mentre nel corso dei 5 anni si rilevano dinamiche di crescita per l'artigianato alimentare a Catania (+4,9%) seconda per maggiore incremento degli ultimi cinque anni, dopo Milano, nella classifica nazionale tra le 26 principali province italiane; seguono nel rank regionale Ragusa (+1,9%) ed Agrigento (+0,4%).

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