"Troppo rumore", giudice vieta pallone in Oratorio: la protesta dei fedeli

A Palermo un giudice ha deciso di vietare le attività ludiche di un Oratorio perchè causano "troppo rumore". E scatta la protesta tra i fedeli: "Che destino per gli altri Oratori?"

Incredibile ma vero, a Palermo un giudice ha deciso che in Oratorio non si può giocare a pallone. Almeno, fino a quando non saranno realizzati dei lavori di adeguamento per insonorizzare le mura del campetto.

La storia arriva dalla parrocchia Santa Teresa del Bambin Gesù di Palermo, dove alcuni condomini hanno denunciato una "rumorosità intollerabile". Opere per migliaia di euro, quasi 20 mila, secondo una prima stima, quelli necessari per adeguare l'Oratorio. Troppi per una parrocchia guidata da religiosi. Ed esplode la protesta tra i fedeli e i volontari della chiesa di via Filippo Parlatore. Il giudice non ha fatto sconti, imponendo, come si evince dall'ordinanza di 18 fitte cartelle visionata dall'Agi, restrizioni più ampie di quelle richieste, entrando dettagliatamente nel merito dell'operatività della struttura.

Ma i fedeli non si arrendono. Al termine di una accesa assemblea, con numerose famiglie presenti, la comunità guidata dai Fratelli missionari della misericordia, ha deciso a grande maggioranza di presentare reclamo. In gioco, qualcuno ha detto nel corso dell'affollata assemblea nei locali dell'oratorio, c'è ben più di una lite apparentemente veniale tra uno sparuto gruppo di condomini e una parrocchia. Pare si tratti della possibilità che altri oratori, possano subire le stesse limitazioni.

"Non permettiamo che si spenga questa fiammella sul territorio - dice il vicepresidente dell'associazione, Enzo Mulia -. L'anno scorso, a causa del ricorso, abbiamo mollato su diverse attività. Quest'anno, come chiaro segnale della provvidenza, molta gente anche esterna alla parrocchia, ha chiesto di dare una mano e sono partite attività nuove, con operatori per il calcetto, il basket, l'avviamento allo sport per i bimbi dai 3 ai 5 anni. E poi 15-20 volontari che per quattro giorni alla settimana fanno doposcuola, mamme, nonne, insegnati in pensione; sono arrivati professori di strumenti in percussioni e sono trenta i bimbi iscritti. Non ci scoraggiamo".

La vicenda ha inizio con il deposito del ricorso il 17 maggio 2017. Un gruppo di condomini contestavano i "raduni ludici e sportivi con l'impiego di molteplici palloni da gioco e impianti amplificatori durante molte ore del giorno". Da qui la richiesta di "adottare idonei accorgimenti tecnici atti a contenere le immissioni rumorose". E, segnatamente, l'esecuzione di opere di insonorizzazione.

La casa di cura dalla parte dell'Oratorio viene condannata

Il 10 luglio 2017 si è costituita la Casa di cura Torina rappresentando che le attività ludiche svolte su quello spiazzo, "lungi dal dare disturbo ai pazienti, allietano piuttosto il loro umore", costituiscono "risorse fondamentali nel percorso terapeutico dei pazienti perchè riescono a distrarli dal pensiero continuo della malattia", consentendo "di sperimentare una partecipazione alla vita che spesso il confronto constante e quotidiano con la loro patologia gli nega".

La stessa parrocchia ha ricordato che quei luoghi le sono stati donati nel 1955 con l'espressa finalità della "ricreazione dei giovani poveri che frequentano la parrocchia" con destinazione immutabile. Perciò sin dalla sua istituzione l'oratorio ha organizzato e ospitato attività sportive e ricreative. Per di più le attività "non si svolgono in modo disorganizzato essendo invece programmate nel contesto del Csi, ente di promozione sportiva di ispirazione cristiana". Niente da fare. Per il giudice "si contrappongono evidentemente due posizioni soggettive di rilievo costituzionale: quella della parrocchia a poter svolgere la propria attività pastorale creando momenti di sana aggregazione giovanile; quella dei ricorrenti di abitare il loro domicilio e di godere gli ambienti domestici".

E in questa vicenda, persino l'intervento della casa di cura è da sanzionare con il pagamento delle spese di lite in favore di tutte le controparti, liquidandolo in 2.500 euro: "É intervenuta - spiega il giudice - a sostegno del resistente per far valere il proprio consenso allo svolgimento delle attività ludiche controverse in quanto non lesive ma indirettamente benefiche per i propri pazienti. Si tratta di una situazione di mero fatto, non sorretta da alcuna relazione giuridica tra la Casa di Cura e l'esercizio delle attività dell'oratorio".

"L'attuale intollerabilità delle attività ricreative e ludiche svolte dall'Oratorio nell'ambito delle relative attività, anche connesse a quelle parrocchiali" - aggiunge il gudice, andando persino oltre le richieste dei condomini, "inibisce e perciò vieta lo svolgimenti di qualsiasi attività ludica o ricreativa che implichi l'impiego di palloni, in assenza di porte da gioco calcistico regolarmente munite di reti e distanti almeno un metro e mezzo dalle pareti dell'oratorio, in modo da evitare che le pallonate rimbalzino in modo rumorosissimo contro esse; di barriere perimetrali in gommapiuma intorno al campetto idonee ad evitare il medesimo effetto; stabilisce che la pratica ludica sia limitata ad un solo sport per volta e con l'impiego di una sola palla; vieta l'utilizzo di impianti di amplificazione compreso il megafono; limita il gioco del basket ad una sola volta la settimana e comunque non oltre le ore 20; limita l'utilizzo degli spazi esterni al seguente orario: mattina dalle ore 10 alle ore 12.30; pomeriggio dalle ore 16 alle ore 21; ma soltanto il lunedì, mercoledì e venerdì.

Per i legali della parrocchia c'è l'anomalia dell'aggravamento delle restrizioni rispetto alle richieste, ma non ci sono prove che giustifichino questa ordinanza, nessuno ha testimoniato in senso tecnico. E poi il giudice si sarebbe discostato dal precedente. Il nuovo non ha avrebbe preso atto della conciliazione, contraddicendo gli ultimi orientamenti. Ma il punto è questo per la parrocchia, i volontari e le famiglie: non è finita finchè non è finita.

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