Il Papa al premier: presidente, che gioia vederla

Ieri il faccia a faccia anticipato dal "Giornale". Berlusconi al rientro dal G20 di Pittsburgh ha accolto Benedetto XVI: "Ho corso nel cielo per essere puntuale". Dopo i saluti e una calorosa stretta di mano, poche battute cordiali a riprova dei buoni rapporti tra governo e Vaticano

Il Papa al premier: presidente, che gioia vederla

Roma«Presidente, che gioia vederla, lei è appena tornato dagli Stati Uniti...». «Santità, ho corso nel cielo per essere puntuale». Pochi minuti di faccia a faccia tra Benedetto XVI e il premier Silvio Berlusconi, in piedi, davanti alla berlina scura targata Città del Vaticano che ha appena portato il Pontefice, con qualche minuto di ritardo rispetto al programma, davanti all’ingresso del cerimoniale di Stato dell’aeroporto di Ciampino. Un incontro preparato in gran segreto dal sottosegretario Gianni Letta, tenuto riservato fino all’ultimo e anticipato ieri dal Giornale. Il presidente del Consiglio ha incontrato brevemente il Papa in partenza, in un clima di evidente serenità, ed è la prima volta che accade dopo le polemiche estive sulla vita privata di Berlusconi e dopo il caso Boffo, che nelle scorse settimane aveva fatto registrare momenti di tensione.
Il premier doveva atterrare ieri mattina a Milano, proveniente da Pittsburgh, dove aveva partecipato al vertice del G20. Ma il suo volo ha fatto una deviazione per raggiungere Ciampino, permettendo al capo dell’esecutivo di arrivare un’ora prima del Pontefice e di attenderlo per poterlo salutare al momento della partenza. Ufficialmente, a detta del Vaticano, la decisione sarebbe stata presa soltanto nella serata di venerdì e i rispettivi cerimoniali, quello italiano e quello della Santa Sede, hanno continuato a negare la circostanza, mettendo in forse che l’aereo del premier giungesse in tempo. Era stato Letta, fin da giovedì, a lavorare perché l’incontro si realizzasse e già venerdì mattina la decisione era stata annunciata ai più stretti collaboratori del Pontefice e allo stesso Ratzinger.
Il via libera della Segreteria di Stato ha un significato preciso. È vero che ben difficilmente la Santa Sede avrebbe potuto dire di no al presidente del Consiglio che voleva salutare Ratzinger al momento della partenza: è tradizione che un esponente del governo sia sempre presente sia quando il Papa parte per un viaggio internazionale, sia quando fa ritorno. Ma se il Vaticano avesse giudicato inopportuna la presenza del premier, avrebbe avuto modo di farlo discretamente presente a Letta e l’aereo di Berlusconi, proveniente dagli Usa, sarebbe atterrato regolarmente a Milano invece di deviare su Roma. Il saluto di ieri attesta quindi che, nonostante le tensioni delle scorse settimane, la collaborazione tra il Vaticano e il governo italiano continua in quel clima che L’Osservatore Romano, all’indomani del breve incontro di Viterbo tra Letta e il Papa, aveva definito di «evidente serenità istituzionale».
Berlusconi, mentre attendeva Benedetto XVI, si è intrattenuto con il segretario di Stato Bertone nella saletta del cerimoniale per un quarto d’ora. «Si è parlato del G20 di Pittsburgh – ha dichiarato il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi – della crisi internazionale e di Obama». Non sono stati dunque toccati temi di politica interna. Al colloquio, il primo tra il presidente del Consiglio e il cardinale Bertone dopo l’annullamento consensuale della cena prevista all’Aquila il giorno in cui il Giornale aveva pubblicato il primo articolo sul caso Boffo, erano presenti anche il sostituto della Segreteria di Stato Fernando Filoni e il cardinale Vicario di Roma Agostino Vallini. Il gruppo si è poi spostato all’esterno e il dialogo è continuato.
Lombardi ha quindi aggiunto che al momento dell’arrivo il Pontefice si è intrattenuto con Berlusconi «per due-tre minuti» e che si è parlato degli esiti del vertice di Pittsburgh. Il Papa è sceso dall’auto e si è avvicinato al premier dicendogli: «Presidente, che gioia vederla, lei è appena arrivato dagli Stati Uniti...». Berlusconi ha fatto riferimento al volo appena compiuto: «Ho corso nel cielo per essere puntuale». Poi Benedetto XVI ha fatto un riferimento al G20 e il premier ha aggiunto: «Stiamo lavorando per superare la crisi economica». Poche battute cordiali, nessun colloquio riservato, che peraltro non si usa in queste occasioni, tanto più che Ratzinger era già in ritardo sulla tabella di marcia. Berlusconi si è quindi affiancato al Papa e lo ha accompagnato verso la scaletta dell’Airbus Alitalia, rimanendogli vicino anche durante i saluti di rito alle delegazioni presenti, mentre Gianni Letta, il grande tessitore dei rapporti tra Palazzo Chigi e i palazzi d’Oltretevere, seguiva a poca distanza, visibilmente soddisfatto.