Il paradosso antiabortista

Quanta ipocrisia, onorevole Buttiglione. Vuole promuovere una moratoria mondiale contro «l’aborto obbligato» e si rivolge alle 192 nazioni dell’Onu anche se il problema riguarda essenzialmente la Cina, l’India e qualche scampolo di Terzo mondo: tutta gente che delle risoluzioni e moratorie dell’Onu se ne frega da una cinquantina d’anni. Il rapporto è quello che si crea tra una manifestazione pacifista e una guerra lontana: i bellicisti manco ti filano e la manifestazione viene piegata a uso interno. Denunciare direttamente i crimini e i misfatti dei neppure nominati «amici cinesi», invece di amoreggiarci in politica estera, sarebbe assai più utile che rivolgere ramanzine generiche a chi già si comporta bene: per esempio noi italiani, che abbiamo una legge che funziona e di cui siamo pienamente soddisfatti per la semplice ragione che gli aborti calano anno dopo anno: ed è la sola cosa che conta. E calerebbero anche di più, se certi ipocriti non impedissero che le ignoranti e le immigrate - coloro cioè che abortiscono in maggioranza - fossero raggiunte da un campagna sulla contraccezione che i vari «teocon» e «teodem» vedono però come il demonio. È paradossale, ma è la verità: senza certi antiabortisti, in Italia, avremo anche meno aborti. Il Foglio intanto fa il furbo e già incita: «E ora il governo deve essere conseguente». A che? A Buttiglione?
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