Parcheggia l’auto in garage: aggredita da uno stupratore

Non si fermano le violenze sessuali, la paura aumenta così come la percezione d’insicurezza. Dopo l’episodio del 29 gennaio scorso - quando una sudamericana 29enne, madre di tre bambini, è stata stuprata da quattro sudamericani su un convoglio del passante ferroviario - l’altra sera ad essere aggredita è stata una milanese, all’interno del suo garage.
Stavolta si tratta di una ragazza di 24 anni, riuscita miracolosamente a liberarsi dal suo assalitore che l’ha sorpresa sulla rampa del garage di casa.
È accaduto in via Michele Lessona, in uno stabile a ridosso del parco di villa Scheiber, ai confini tra Quarto Oggiaro e Novate Milanese (periferia nord della città).
Intorno alle 22.30 di martedì la giovane si apprestava a far rientro nel suo appartamento dopo aver parcheggiato l’auto lungo il marciapiede. Nessun pericolo apparente per lei: accanto aveva il fidanzato. L’aggressione è avvenuta, infatti, nel momento in cui il ragazzo ha varcato la soglia del portone e la 24enne è rimasta sola per entrare in casa, anziché dall’ingresso principale, da quello dei garage.
È stato un attimo, una faccenda da una manciata di secondi: il rumore dei passi che si avvicinano, poi la mano che le tappa la bocca e l’altra che scivola tra le gambe. La giovane, però, non si è persa d’animo, ma ha cominciato a divincolarsi e a urlare, mettendo così in fuga lo sconosciuto.
Ancora sotto choc e dopo aver chiamato in aiuto il suo ragazzo, la giovane ha avvertito il 113 e ha fornito così una prima descrizione dell’aggressore che aveva il viso parzialmente coperto da una sciarpa, era alto circa 1 metro 75 centimetri e indossava un giubbotto scuro.
«Non ricordo altro di lui, non sono riuscita a capire nemmeno se fosse italiano o straniero» ha spiegato la ragazza ai poliziotti della volante giunta sul posto. L’aggressore, intanto, è riuscito a far perdere le proprie tracce.
Intanto, sul fronte delle indagini, la squadra mobile e la polizia ferroviaria stanno svolgendo insieme tutti gli accertamenti sullo stupro della giovane mamma sudamericana. In particolare l’inchiesta è ora nelle mani della Polfer che presto inizierà a esaminare le immagini delle telecamere presenti nelle stazioni alla ricerca di un fotogramma utile a dare un volto agli aggressori.
Sembra infatti questa l’unica pista possibile da seguire per gli investigatori. Alla clinica Mangiagalli i medici dell’Svs (Servizio violenze sessuali), infatti, non sono riusciti a verificare l’avvenuta violenza perché la stuprata è già stata tre volte madre. E anche il racconto della poveretta - malata di una grave forma di epilessia che la costringe ad assumere farmaci che la intontiscono e spesso la fanno addormentare - presenta molte lacune.
Tuttavia gli investigatori milanesi sono convinti al cento per cento che la violenza sessuale sia avvenuto e che la storia raccontata dalla donna non possa essere frutto della sua fantasia. «Certe cose non si possono inventare» ha dichiarato più volte il dirigente della squadra mobile Francesco Messina.

Commenti