Giuseppe Conte, che è persona squisita, al telefono si scusa per non aver avvertito il giorno prima che i grillini si sarebbero astenuti al Senato in Commissione sul documento bipartisan di solidarietà ai manifestanti di Teheran. L'ex premier ha voglia di parlare. Sa bene che quel gesto potrebbe essere interpretato come una sorta di benevolenza nei confronti del regime degli Ayatollah. Insomma, è l'ennesimo esempio di intransigenza ideologica - in questo caso per non apparire complice di Trump - ha causato tanti «testa coda» a sinistra. Per cui in questo colloquio con Il Giornale Conte mette subito le mani avanti: «Guardi noi avevamo solo chiesto di inserire nel testo il concetto che non dovevano esserci e comunque si condannavano possibili soluzioni militari unilaterali. Tipo quelle che Trump ha messo in atto in Venezuela. Ci hanno risposto di no e per questo ci siamo astenuti. Volevamo qualcosa di più non di meno. Ecco perché saremo in piazza per solidarizzare con l'opposizione iraniana contro il regime degli Ayatollah. Non scherziamo, ci mancherebbe che non andassimo! In ogni caso, se dovesse esserci un intervento americano nel frattempo, noi lo condanneremmo».
Il punto di «rottura» come per il Venezuela è un intervento militare di qualsiasi natura che violi il diritto internazionale. «La questione è seria - spiega Conte - e spesso è sottovalutata dai sovranismi da operetta. Operazioni del genere finiscono per legittimare, infatti, qualsiasi intervento. Se si legittima un'azione del genere allora perché si condanna - come abbiamo fatto anche noi - l'operazione russa in Donbass cioè su un territorio non solo russofono ma russofilo?! È una contraddizione palese, un'assenza di coerenza».
Già, Conte non è più «Giuseppi» per Trump. «La verità è che nella politica internazionale - prosegue - le iniziative di Trump hanno provocato un corto circuito. Ormai c'è il rischio di legittimare tutto, qualsiasi intervento di una superpotenza. Non si tratta più della dottrina Monroe che è di 100 anni fa e nel frattempo sono stati creati gli organismi internazionali. Gli Stati Uniti non guardano solo al cortile di casa. L'Iran non è il loro cortile. E se l'intervento nasce dal desiderio di intervenire contro un regime che uccide le libertà allora perché gli americani non lo fanno nei confronti di tanti regimi africani colpevoli di persecuzioni e di emergenze umanitarie. Perché solo in Iran? Perché li hanno un interesse: si chiama petrolio».
Conte è un fiume in piena, non gli va a genio passare per un amico degli ayatollah. «Nessuno sembra rendersene conto - continua - ma in questo modo stiamo spazzando via tutti canali diplomatici per risolvere le crisi. Ora la Meloni dice che bisogna parlare con Putin, ma mi chiedo perché Putin dovrebbe parlare con lei che si è sempre schierata per la guerra.
Capisco che Putin voglia parlare con Trump che nella campagna elettorale americana ha criticato la politica di Biden sull'Ucraina, ma perché dovrebbe accettare un'interlocuzione con la Meloni che ha sempre sposato e assecondato le tesi di Biden e non ha fatto nulla, proprio nulla, per evitare che la guerra continui?».