Pasticcio-suolo pubblico, il monumento ai caduti parcheggiato in questura Protestano i poliziotti

Festa della Polizia con piccolo «giallo» annesso: quello sulla sorte del monumento «Il Grande Grido» dedicato ai poliziotti morti in servizio, che fino a un anno fa era collocato davanti alla Stazione Centrale, e finito al centro di un garbuglio apparentemente inestricabile. L’unica cosa sicura è che attualmente il monumento è parcheggiato in un cortile della questura, che non si sa quando potrà riprendere il suo posto, e che per protestare contro la sua assenza oggi i sindacati della Ps terranno un presidio in piazza Duca d’Aosta, sul luogo dove il memoriale era collocato.
Il «Grande Grido», opera dello scultore Marino Marini, era diventato nel corso degli anni preda di vandalismi di ogni genere. Nel 2008 era stato avviato un progetto di recupero, affidato alla società napoletana Impredcost, che lo aveva affidato ad un allievo di Marini, il giapponese Azuma: il monumento doveva essere sopraelevato di un metro e mezzo e circondato da un piccolo giardino, per evitare che venisse usato come vespasiano dai clochard. La richiesta di occupazione di suolo pubblico, avanzata dalla questura al Comune, si è però scontrata con la lunga assenza dall’ufficio di una funzionaria. Nel frattempo, per evitare (a suo dire) ulteriore degrado, la Impredcost per via di fatto prende il monumento e lo porta in Questura. Il 20 aprile nel corso di un sopralluogo il Comune scopre che il monumento non c’è più e teme che sia stato rubato. Nel frattempo vengono pagati ventunomila euro per ottenere il permesso, senza che però accada nulla perché la funzionaria è ancora assente. Insomma, un pasticcio.
Nei giorni scorsi la Impredcost sostiene di avere fatto partire una diffida tramite i suoi legali contro il Comune di Milano per sbloccare la pratica. Palazzo Marino chiede chiarimenti alla questura «riservandosi di procedere alla denuncia di furto». Come finirà? Intanto oggi i poliziotti protestano: rivogliamo il monumento ai nostri morti.

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