Il Pd: «Le guardie forestali come le Brigate Rosse»

«Se si lasciasse intitolata la caserma della Forestale di Lavagna a Michele Menechini, domani o fra vent'anni, si potrà intitolare una caserma dei carabinieri a un brigatista rosso».
Come dire: le guardie forestali che hanno servito lo Stato durante la Repubblica di Salò sono uguali, anzi peggio, di chi girava in democrazia e nelle fabbriche con la P 38 e seminava bombe e terrore come le «BR» durante i tragici anni di piombo.
Roba da Dp di Capanna o da Lotta continua di Sofri vecchia maniera, ma invece è quanto ieri pomeriggio si è ascoltato dai banchi del Pd in consiglio provinciale durante l'accesa discussione sulla mozione della consigliere Sonia Zarino (Pd) che ha chiesto alla giunta di attivarsi appunto per revocare l'intitolazione a Menechini. Il documento è passato con i 18 voti a favore della maggioranza, Udc e Limoncini compresi, e, a sorpresa, del biasottiano Pernigotti. Si sono astenuti Bianchini e Farina del Pdl, mentre hanno votato contro Muzio, Maggi, Tassi e Barsotti del Pdl.
La mozione prendeva spunto dal fatto che lo scorso 23 febbraio era stata inaugurata a Lavagna la nuova caserma della Forestale. L'edificio era stato intitolato al comandante della Forestale di Borzonasca ucciso il 23 giugno 1944 mentre rientrava da Chiavari sulla sua bici. Sui giornali dell'epoca risulta che Menechini fu ucciso mentre era in compagnia della figlia. Nella documentazione prodotta dall'Anpi non risulta che Menechini avesse mai ucciso qualcuno. Non era un assassino e non era un torturatore. Era semplicemente una guardia forestale il cui «corpo» era stato, dopo l'8 Settembre, conglobato nella Guardia Nazionale Repubblichina. Tutto qui. L'Anpi contesta che la GNR era provvista anche di un ufficio politico investigativo. Tuttavia non ha mai dimostrato, né detto, che Menechini ne facesse parte. L'Anpi ha scritto soltanto che il comandante della GNR descriveva Menechini come «fascista di provata fede» e aggiunge che un comandante partigiano lo descrive come uno «che ha fatto molto male in questi paesi... si viveva sotto la sua minaccia. Era senza pietà... i castagni sono il pane di questa gente e lui non voleva sentire ragione; li tagliava a profitto del mercante e li tagliava senza pietà per la povera gente».
«Se tagliava i castagni e faceva morire di fame la povera gente allora è anche bene rimediare all'intitolazione - spiega Muzio del Pdl - ma i racconti dei partigiani dell'altro versante della montagna appaiono differenti. Non è affatto certo che fosse così. È certo che Menechini non ha mai ammazzato nessuno».
«Semmai è stato Menechini - spiega Maggi del Pdl - a essere stato tragicamente ammazzato senza pietà e di fronte alla figlia. È preoccupante che la sinistra voglia condannare una guardia forestale, servitore dello Stato, soltanto su una pura base ideologica. Occorre contestualizzare i fatti». «Non si tratta di ideologia - ribatte il vicecapogruppo del Pd Chiantìa - riteniamo che chi facesse parte, a ogni titolo, della Repubblica sociale italiana, non debba in nessun modo essere ricordato in una struttura del nostro stato democratico come una caserma della Forestale. È vergognoso e pericoloso». «Viviamo in una democrazia - spiega la vicepresidente della giunta Dondero - che è stata fondata sulla lotta antifascista. Nessun edificio pubblico deve essere intitolato a chi apparteneva, a qualunque titolo, alla Rsi. Chiederemo al ministero di revocare l'intitolazione della caserma a Menechini».

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