La «road map» anti-terrorismo di Maroni scava un solco nella maggioranza. Gli uomini del Pdl milanese «iscrivono» al loro partito il «moderato» Maroni, e sferzano i leghisti locali: «Ora basta demagogia», sbottano De Corato e Maullu.
Cera grande attesa lunedì per le decisioni che sarebbero scaturite dal Comitato provinciale per lordine e la sicurezza presieduto in prefettura dal ministro dellInterno Roberto Maroni, dopo lattentato alla Perrucchetti. Ma dal vertice è uscita una risposta articolata: «Sicurezza e integrazione vanno di pari passo» ha detto in pratica il ministro, annunciando una task force incaricata di studiare misure per una legge. È rimasto deluso insomma, chi si aspettava subito un pugno di ferro sulle moschee o la chiusura del centro di viale Jenner, per lennesima volta coinvolto da una vicenda legata al terrorismo. La linea del ministro, «integrazione e sicurezza», dunque, secondo il Pdl sconfessa la Lega locale. «Io non ho mai chiesto la chiusura di viale Jenner - osserva oggi il vicesindaco Riccardo De Corato -. Ho chiesto lallontanamento dellimam. È condannato per terrorismo e noi ce lo teniamo qui a fare i sermoni? Ma sapevamo che viale Jenner non si poteva chiudere». De Corato ne fa discendere conseguenze tutte politiche: «Hanno fatto una figuraccia i leghisti locali. Il ministro li ha riportati con i piedi per terra». De Corato giudica «seria e responsabile» la linea di Maroni («non poteva fare altro») ma chiama in causa il capogruppo comunale Matteo Salvini e il capodelegazione in Regione del Carroccio, Davide Boni: «La loro propaganda non porta a nulla, come la commissione in via Civitali. I voli pindarici fanno solo perdere credibilità». Daccordo anche lassessore regionale Stefano Maullu: «Bene Maroni, Milano ha una forza di polizia eccellente ma sa anche integrare.
Il Pdl sferza i leghisti: «Maroni ci dà ragione Ora basta demagogia»
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