Permessi ai politici: il mistero sui nomi alimenta solo dubbi

(...) E lo dico non pensando al fatto che venti di loro domenica scorsa sono andati liberamente in giro in automobile (cosa che tre milioni di lombardi non hanno potuto fare) ma pensando che (quasi tutti) i venti in questione non hanno voluto far conoscere il loro nome. Niente di illecito, sia chiaro. I politici che avevano preso impegni elettorali (tipo comizi, incontri, eccetera) rientravano a pieno titolo nelle deroghe previste al blocco del traffico. Ma allora perché tanta segretezza? Perché trincerare questi venti nomi dietro il comodissimo e sfruttatissimo paravento della privacy? Che male c’è a dire che il consigliere comunale X, candidato alle elezioni regionali, doveva andare a Paderno Dugnano per convincere i padernesi a votarlo? Evidentemente, è lecito pensarlo, non tutti i venti politici con permesso di circolazione hanno utilizzato il pass per motivi elettorali, forse qualcuno lo ha sfruttato per andare in gita (privata) con la famiglia: e questo, indubbiamente, darebbe un po’ fastidio a tutti quei milanesi che sono stati costretti ad armarsi di santa pazienza, di biglietti dell'Atm o di biciclette. Qualcuno, anzi uno, dei venti politici è uscito allo scoperto e si è sentito in dovere di giustificarsi. Si tratta di Giulio Gallera, capogruppo del Pdl a Palazzo Marino e candidato alle regionali: «Ho chiesto il permesso - ha detto Gallera - perché avevo un impegno elettorale fissato da tempo. Inoltre siamo nella settimana più piovosa dell'anno, quindi questo blocco era inutile». Buona la prima parte della giustificazione; la seconda Gallera avrebbe fatto meglio ad evitarla. La settimana è stata infatti assai piovosa per tutti i milanesi, non soltanto per lui e gli altri diciannove politici, e di cittadini convinti dell'assoluta inutilità del blocco delle auto ce ne sono decine di migliaia; loro però non hanno potuto chiedere deroghe. Il problema, dunque, non sono i venti pass quanto questa specie di omertà travestita da privacy che, sicuramente, fa andare in bestia chi è stato costretto a usare i mezzi o la bici. Voler tenere nascosti questi venti nomi fa inevitabilmente pensar male; una volta venuta fuori la notizia dei «derogati» che cosa ci voleva a fare i loro nomi, a dire che Tizio, Caio, Sempronio eccetera hanno chiesto e ottenuto, com’era loro diritto, il pass per circolare liberamente? Di deroghe ce ne sono state tante e nessuno si è scandalizzato.
Che comunque questo sia stato uno scivolone lo dimostra il fatto che il vicesindaco De Corato ha promesso che non saranno più concesse deroghe ai politici. Staremo a vedere…